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Foto Leonardo company

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Parte da Chieti la lotta al cyberterrorismo: gli esperti di Leonardo in prima linea

L'amministratore delegato Profumo racconta l'impegno del gruppo in quello che definisce "il pericolo dei prossimi anni"

La società teatina Leonardo è in prima linea nella lotta al cyberterrorismo, quello che l'amministratore delegato, Alessandro Profumo, definisce "il pericolo dei prossimi anni".

Così, in un'intervista al quotidiano La Repubblica, Profumo candida il gruppo a "un ruolo di prima piano nello sviluppo dell'innovazione e nella sicurezza digitale: lo avevamo previsto già prima di Covid, a maggior ragione ora. Stiamo parlando di una grande azienda manifatturiera ad alta competenza tecnologica che fa della sostenibilità e dell'innovazione la propria ragione di esistere. Così come i temi legati alla sicurezza fanno parte delle nostre attività principali. Leonardo può essere un attore importante del cambiamento".

Alla ricerca e allo sviluppo, come spiega ancora l'ad, Leonardo dedica l'11% del fatturato. 

"A febbraio, appena prima dell'emergenza - spiega - abbiamo preparato un piano al 2030 legato all'innovazione, grazie all'ingresso nella squadra di Roberto Cingolani, l'Istituto italiano di tecnologia. Uno dei capisaldi è Leonardo Labs: laboratori legati ai nostri centri produttivi, in cui si svilupperanno nuove tecnologie al servizio delle diverse divisioni del gruppo che potranno avere ricadute anche in altri ambiti e sulle comunità locali".

"Leonardo - dice ancora Profumo - ha una forte capacità sulla gestione degli attacchi cibernetici, sia nella fase di prevenzione sia nella gestione. Abbiamo un centro a Chieti dove per i nostri clienti facciamo un'opera di presidio e siccome chi decide un cyber attacco non lo fa dall'oggi al domani, con i nostri strumenti riusciamo a percepire l'imminenza di un pericolo. Facciamo consulenza sia nella fase di prevenzione sia per come deve organizzarsi all'interno per reagire a un eventuale attacco. Sono attività fondamentali, soprattutto dopo Covid: pensiamo allo smart working e a quanto ha allargato la superficie potenziale di un cyber attacco".

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