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Lavoro, Cgil: "Se non partono i nuovi progetti l’Abruzzo non ce la farà a riprendere la marcia"

Nei primi mesi dell'anno l'Abruzzo ha perso 18mila occupati

L’Abruzzo tra il quarto trimestre 2016 e il primo trimestre 2017 ha perso circa 18 mila occupati. Un dato allarmante che la Cgil regionale analizza invocando nuove misure.

“Quanto sta attraversando l'Abruzzo, una regione per larghissima parte ancora immersa nella crisi, colpita dagli eventi sismici drammaticamente vissuti all'inizio del 2017 accanto alle emergenze del maltempo e le conseguenze che tali eventi hanno causato al lavoro, alla vita di lavoratori e imprese, meritano ciò che giustamente si sta delineando come la Vertenza Abruzzo” sottolinea in una nota Rita Innocenzi, segretaria regionale Cgil Abruzzo.

Tra gli interventi che la Regione deve mettere in campo il sindacato suggerisce l’attuazione delle misure previste in sede di  Masterplan e Addendum al Masterplan (Patto per lo Sviluppo). “Vi sono inoltre delle risposte – continua - che l'Abruzzo deve pretendere dal governo nazionale, a partire dalla definizione della partita degli ammortizzatori sociali. Come più volte rammentato, la ripresa in Abruzzo è molto fragile e legata ai valori di alcuni segmenti industriali con grandi aziende di particolare rilevanza, mentre permane la sofferenza delle piccole e piccolissime imprese che, va ricordato, rappresentano l'ossatura del tessuto produttivo abruzzese. A queste ultime deve rivolgersi una politica di interventi che le metta nelle condizioni di sopravvivere, dando quindi soluzione alle problematiche di accesso al credito, consentendo loro di rispondere alla sfida delle reti di impresa, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione e della ricerca.

La Vertenza Abruzzo – conclude la Cgil - sarà quindi il luogo del confronto regionale, e nel contempo della richiesta al governo di ridiscutere il flusso delle risorse ordinarie, di rivedere i parametri di valutazione del sistema dei trasporti, di investire nel Sud. Solo mediante queste azioni di politica di sistema si potrà invertire la tendenza negativa, evitare lo spopolamento e rendere i nostri territori spazi di vita ove poter esercitare realmente il diritto alla cittadinanza, che si compone del Lavoro e dell'accesso ai servizi di istruzione, sanità, mobilità”.
 

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