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artigianato abruzzese

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Imprese artigiane, flop nel Chietino: 218 in meno nel 2016

E' il peggior risultato d'Italia. La Cna apre la "vertenza Abruzzo"

La provincia di Chieti, tradizionale cuore industriale dell’Abruzzo, “maglia nera” della micro-impresa italiana, in una regione dove l’artigianato continua a perdere colpi in tutto il territorio. Ad evidenziarlo è lo studio realizzato da Aldo Ronci per la Cna Abruzzo, che apre un confronto a tutto campo con la Giunta D’Alfonso sul destino dell’artigianato abruzzese.

Le imprese artigiane nei primi nove mesi del 2016 hanno subito una flessione di ben 514 unità. Un numero che segna un lieve miglioramento rispetto al dato dello stesso periodo dell’anno scorso (-683), ma che in percentuale vale l’1,60%, ovvero il doppio di quello medio italiano  (-0,82%), realizzando il secondo peggior risultato tra le regioni italiane dopo il Molise.

Nella crisi abruzzese, spicca la performance negativa del Chietino, che si ritrova a realizzare il peggior risultato in assoluto del Paese: all’appello mancano 218 imprese artigiane, mentre decrementi meno consistenti sono stati registrati a Pescara (-78), Teramo (-99) e L’Aquila (-119).  Una crisi, quella del Chietino, sottolineata sia dal valore percentuale (-2,41%, contro una media nazionale di -0,82%), sia dalla “trasversalità”:  e se nelle costruzioni (-78) la caduta risulta inferiore all’Aquila (-88) e a Teramo (-87), è nel manifatturiero (-66 complessivo, con “contributi” particolarmente pesanti nella produzione di metalli e legno) e nei trasporti (-24) che si delinea con nettezza la crisi che segna il territorio della provincia.

In questa difficile situazione per il comparto dell’artigianato, la Cna si appresta ad aprire con la Giunta D’Alfonso e con l’assessore alle Attività produttive, Giovanni Lolli, un confronto a 360 gradi  - il primo incontro è fissato per la metà del mese di novembre - sulle misure strategiche di sostegno alla micro impresa, oltre quelle legate a credito, innovazione, formazione e internazionalizzazione che già trovano copertura nel “Patto per lo Sviluppo”, nel “Por-Fesr” e nel Fondo sociale europeo. Il “pacchetto” di interventi richiesti dalla confederazione artigiana comprende misure di sostegno specifiche dedicate alla trasmissione d’impresa (troppe aziende ancora valide chiudono i battenti perché non trovano giovani interessati a rilevarle), alle start-up innovative (molte micro imprese chiudono dopo i primi tre/cinque anni di vita, alle botteghe scuola (insostituibile momento formativo finito nel dimenticatoio)  ai centri di assistenza tecnica (Cat),  all’artigianato artistico e di qualità. 

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