Iac: "Non ce ne andiamo da Chieti, salviamo metà dei dipendenti"

Incontro fra sindacati e istituzioni in Provincia per discutere del futuro della camiceria. Oggi un terzo dei 64 dipendenti è in cassa integrazione, con l'azienda vessata dai debiti. I sindacati chiedono di conoscere il piano industriale

La riunione alla Provincia

La Iac resta a Chieti e lavora per salvare almeno il 50 % dei 64 lavoratori attualmente in forze alla camiceria. È questo il risultato dell’incontro di stamani (giovedì 4 luglio) fra azienda e sindacati con il sindaco Di Primio e il presidente della Provincia Di Giuseppantonio.

A rassicurare i lavoratori della Rodrigo è l’amministratore delegato Antonio Gentili, che conferma le difficoltà economiche dell’azienda, che attualmente non è in grado di far fronte ai debiti anche per un dimezzamento del fatturato. Alla crisi del tessile la Iac reagisce con un piano industriale che prevede di salvare almeno la metà dei posti di lavoro. “Al momento – spiega Gentili - una ventina di dipendenti è già in cassa integrazione, altrettanti sono in ferie, mentre il resto è al lavoro”. L’azienda respinge le voci circolate nei giorni scorsi su un blocco delle attività dal 1° luglio, ma spiega di voler mantenere a Chieti circa un terzo dei dipendenti nei settori commerciale, amministrativo e di progettazione del prodotto. La produzione è già dislocata fuori, in Italia e all'estero.

Per salvare una delle aziende più longeve della città, la direzione pensa a due possibili soluzioni: un concordato preventivo che scongiuri il fallimento o la cessione di rami aziendali a nuove società, “che comunque continueranno ad operare a Chieti”, precisa Gentili. Ci sono già stati alcuni contatti con imprenditori interessati a rilevare i marchi Rodrigo e Alan Devis.

Le rassicurazioni senza un piano industriale non servono a placare i sindacati. “La riunione è stata utile – commenta Carlo Petaccia (Filctem Cgil) perché sono emerse alcune novità. Ma resta il fatto che il 9 agosto scade la cassa integrazione straordinaria. Ad oggi non abbiamo ancora risposte certe e se non ci saranno neppure per quella data scatterà la mobilità. Speravamo nell’avvio di una soluzione, anche le istituzioni hanno chiesto all’azienda di presentare un piano industriale”. Per le tre sigle sindacali “la strada da seguire è quella del concordato in continuità”.

“Siamo vicini ai lavoratori e ne comprendiamo le preoccupazioni, salvare la Iac è l’ennesima sfida per tutti noi e in più significa dare valore ai lavoratori e alle professionalità del manifatturiero che hanno fatto grande questo territorio”, commenta il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio.

Il tavolo è aggiornato al prossimo 19 luglio: l’auspicio delle parti è che l’azienda proponga un piano industriale già definito. Anche se il direttore Gentili frena: “Non è detto che il piano industriale sia pronto per allora, non vogliamo farci condizionare da una data e magari fare le cose troppo in fretta. L’obiettivo è superare questo momento difficile e magari riportare la Iac ai livelli di 40 anni fa”. All’epoca la camiceria aveva migliaia di dipendenti e fino ai primi anni Settanta costituiva da sola quasi la metà dell’intero reddito industriale della provincia di Chieti.

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