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Fisco, a Chieti le imprese lavorano oltre il 60% del tempo per pagare le tasse

Solo ad agosto una piccola azienda comincia a produrre per sé: alla fine dei pagamenti vari, a un'impresa restano poco più di 19mila euro. Quanto pesa il Fisco sulle imprese a Chieti? Ce lo dice uno studio della Cna

“Comune che vai fisco che trovi”. E’ il titolo dell’analisi realizzata dal Centro studi nazionale della Cna che ha preso in esame gli anni compresi tra il 2011 e il 2015, con le relative variazioni sulle principali voci di tassazione. Ne è emerso che è il mese di agosto quello in cui le aziende possono festeggiare il cosiddetto ‘tax free day’, ovvero il giorno in cui smettono  di lavorare per il suo socio invisibile, il Fisco, con pagamento di tasse, tributi, imposte e balzelli vari, e si inizia a produrre reddito per sé e la propria famiglia.

A Chieti il titolare dell’impresa media stimata nello studio Cna deve aspettare l’11 di agosto per festeggiare il suo “tax free day”: come dire che un' impresa nel capoluogo di provincia lavora per pagare le tasse per il 61% del suo tempo. Chieti nella graduatoria nazionale si piazza al 57° posto, Pescara è 41esima, Teramo 66esima, mentre la posizione decisamente migliore è per L’Aquila che, 92esimo posto, consente alle sue imprese di fissare il 2 agosto il proprio “tax free day”.

Frugando qua e là tra i diversi dati che compongono il paniere, balza agli occhi il fortissimo aumento, in tutte e quattro le città abruzzesi, del “combinato” tra Imu (imposta sugli immobili) e Tasi (tassa sui servizi indivisibili): astronomico a Pescara (+2.828 euro l’anno), elevatissimo anche a Chieti con +1872 , a Teramo ( +1.824 a Teramo e all’Aquila (+1.809).

Tradotto in reddito disponibile, alla fine dei pagamenti vari, a un’ impresa di Chieti restano poco più di 19mila 293 euro. Ma in Italia c’è chi deve aspettare addirittura settembre per mettersi “in proprio”: come a Reggio Calabria, a Bologna o  a Napoli.

“Lo studio della Cna nazionale – commenta il presidente di Cna Abruzzo, Italo Lupo – dice con chiarezza solare quello che non ci stanchiamo mai di ripetere: con questa pressione fiscale è difficile fare impresa in Abruzzo e in Italia. Soprattutto per le aziende più piccole, che già hanno difficoltà a stare sui mercati, e che devono fare ogni giorno i conti con la contrazione del credito e una qualità scarsa dei servizi. Occorre cambiare passo, seguendo gli esempi virtuosi: come dimostra la riduzione dell’Irap operata dal governo. Ma anche Regione e comuni devono fare la propria parte: ma in Abruzzo,  per ora, di questo non vi è traccia”.

rapporto 2015 cna chieti-2

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