Estate: vacanze necessarie anche per i caregiver. Come fare?

Abruzzesi concordi, solo il 16% pensa che assistere in prima persona un familiare non autosufficiente non ammetta pause nemmeno in questo periodo Ma come fare? Il 44% si affiderebbe all’assistenza domiciliare, il 32% a un’associazione di volontariato Il tema è molto sentito anche in Abruzzo dove ben il 79% degli abitanti conosce famiglie che hanno affrontato questa situazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Sono milioni in tutta Italia, da nord a sud. Assistono un proprio familiare – come un figlio, un genitore, un coniuge – disabile, malato, comunque non autosufficiente. Un’attività molto faticosa quella dei cosiddetti caregiver, che si svolge all’interno delle mura domestiche per molte ore ogni giorno o addirittura a tempo pieno. Cercando un equilibrio che spesso diventa impossibile con il resto della famiglia, il lavoro, gli impegni quotidiani. E che obbliga a una vita di rinunce, difficoltà e sacrifici.

L’arrivo dell’estate, però, è anche per i caregiver il momento di prendersi finalmente una pausa: così la pensa la stragrande maggioranza degli abruzzesi, secondo i quali un po’ di riposo è fondamentale per recuperare le forze e riprendere al meglio, al rientro, l’attività. Solo il 16% infatti pensa che nemmeno in questo momento dell’anno ci si possa concedere un, pur breve, periodo di vacanza.

È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1. Ma come organizzare la pausa senza ridurre le cure per il proprio caro? Per quasi un abruzzese su due (44%) la soluzione migliore è affidarsi a un servizio di assistenza domiciliare con personale esperto, il 32% si affiderebbe a un’associazione di volontariato o a una struttura ad hoc e un ulteriore 26% a un parente in grado di sostituirlo.

Assistere con continuità un familiare in stato di bisogno può essere infatti un compito molto gravoso, che condiziona la vita del caregiver in molteplici aspetti: secondo gli intervistati, i principali contraccolpi sono quelli psicologici (58%), che possono manifestarsi con stati di ansia, depressione o persino senso di colpa.
A preoccupare sono però anche gli effetti sulla sfera personale e lavorativa (54%), con rinunce alla carriera ma anche agli svaghi e al tempo libero, le ricadute economiche (39%) per i costi legati all’assistenza e gli effetti sulla salute stessa di chi assiste (40%).

Le difficoltà aumentano, poi, se il caregiver non dispone di risorse economiche sufficienti (60%), deve far fronte ai compiti di cura da solo (37%), senza una rete relazionale solida a cui affidarsi, o abita lontano dalla cerchia familiare (32%).

Ma non solo: dedicarsi anima e corpo a questa attività porta spesso a mettere in secondo piano le proprie esigenze, fino ad adottare comportamenti errati e pericolosi. Secondo gli abruzzesi, fra i principali rischi c’è quello di trascurare la propria salute (46%), rimandando o addirittura non sottoponendosi a visite ed esami medici, non dedicare tempo ai rapporti con gli altri membri della famiglia (42%), non chiedere aiuto e pensare di poter fare da solo (37%) o annullare le relazioni sociali (37%).

Che cosa può aiutare allora il caregiver nella sua attività? Al primo posto, dicono gli abitanti dell’Abruzzo, misure di sostegno economico (60%), forme di conciliazione vita-lavoro (40%) e sostegno psicologico (40%). Importante sarebbe inoltre poter delegare a terzi alcune attività quotidiane, come la spesa (39%), conoscere le diverse soluzioni di assistenza disponibili per il caregiver stesso (26%) e ricevere informazioni sulla patologia in questione (25%). Un ulteriore 21% ritiene utili i servizi di telemedicina, con cui è possibile monitorare e inviare a distanza i parametri vitali dell’assistito.

“Il tema della non autosufficienza ricopre un ruolo centrale nell’ambito del welfare in Italia. Occorre però sapere che, accanto alle persone che soffrono di queste gravi problematiche, molte volte sono i familiari stessi a far fronte direttamente ai compiti di cura, dedicando tempo e risorse all’assistenza dei loro cari. Proprio questo è il tema che abbiamo voluto affrontare con il nostro Osservatorio, portando alla luce le percezioni degli italiani rispetto a un fenomeno di forte attualità” commenta Marco Mazzucco, direttore Distribuzione Marketing e brand di gruppo "Come Reale Mutua, siamo molto sensibili a questo tema e offriamo soluzioni domiciliari che permettono di migliorare sia l’assistenza e la cura dei pazienti sia la quotidianità di chi sta loro vicino, anche attraverso soluzioni tecnologiche”.

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