Economia Atessa

Sevel, Di Rocco (Fiom): "Il nuovo contratto è una vergogna"

Il segretario della Fiom Chieti spiega a ChietiToday.it perchè il suo sindacato non ha firmato il nuovo accordo della Fiat, che coinvolge anche la Sevel di Atessa

La Fiom Chieti si scaglia ancora una volta contro la Fiat: il sindacato, infatti, non è soddisfatto del nuovo contratto e degli esiti che esso potrà avere sulla Sevel di Atessa. Il segretario provinciale Marco Di Rocco, sentito da ChietiToday.it, parla di "un pessimo accordo", spiegando che "l'uscita del più grosso gruppo italiano dal Contratto nazionale del lavoro significa che tale contratto è destinato, in futuro, a non esistere più per nessuna azienda, perché prima o poi tutti gli imprenditori decideranno di uscire, e quindi non lo applicheranno più. Insomma, si crea un pericoloso precedente, e noi siamo decisamente contro il contratto di primo livello che sostituisce il Contratto nazionale". Ora si parla di merito, che per Di Rocco "è la negazione di 30 anni di conquiste sindacali negli stabilimenti Fiat, soprattutto in Sevel: dal punto di vista salariale tutto resta come prima, e i lavoratori subiscono un danno irreparabile perché gli aumenti che avevano erano frutto di accordi, mentre oggi parliamo di superminimi non assorbili. In sostanza, gli operai manterranno le stesse condizioni di prima e non potranno mai migliorare le proprie condizioni economiche".

Di Rocco se la prende anche con il premio di risultato, che ammonta a 600 euro: "E' una vera vergogna. Questo premio verrà dato ai lavoratori che saranno sempre presenti, senza mai ammalarsi e senza mai scioperare. Faccio notare che mentre Sevel è stata 'pomiglianizzata', gli altri stabilimenti sono stati 'sevellizzati', in quanto il nostro accordo sul premio sottoscritto mesi fa è diventato un punto di riferimento per tutti gli stabilimenti". Ma il vero dramma sono le libertà sindacali: "Ora non c'è nessuna rappresentanza, perché le nuove Rsa che si costituiranno nel 2012 saranno a uso e consumo dell’azienda, non potendo muoversi né manifestare il proprio dissenso. L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha esportato il suo modello americano in un Paese in cui le libertà sindacali sono state il frutto di conquiste di 100 anni. Noi ci opporremo all’applicazione di questo accordo: anche in Sevel sta nascendo un comitato per l’abrogazione, e a breve partiremo con una raccolta firme. Lunedì 19 avremo il segretario generale Maurizio Landini in occasione di un'assemblea che si terrà dentro la Sevel: faremo un'azione di resistenza perché con l’applicazione di questo accordo si vuole cacciare la Fiom dalla fabbrica".

Di Rocco afferma che "dal 2 gennaio il nostro sindacato, con i suoi 800 iscritti e i 150 direttivi, non avrà più “casa” dentro Sevel, essendosi rifiutato di firmare l'accordo. Questo è un altro ricatto che ha fatto Marchionne: o sei con lui o sei destinato a morire. Secondo Marchionne, se c’è un sindacato che dissente, questo non ha diritto di esistere. La Fiom, solo perché ha detto di no a questo contratto, non avrà più parola dentro la Sevel". Il sindacato però non si rassegna: "Stiamo trovando tutte le condizioni per poter restare in fabbrica. L’accordo durerà un anno. Ecco perché abbiamo chiesto un referendum abrogativo, faremo ricorsi legali, e ieri abbiamo sollecitato anche l’intervento del governo". La posta in gioco è molto alta: "I lavoratori saranno costretti a fare 120 ore di straordinario obbligatorio; inoltre dal primo aprile la pausa passerà da 40 a 30 minuti. Infine, i lavoratori saranno chiamati a fare fino a 18 turni lavorativi. Noi ci chiediamo: se l’impresa Fiat, con 86.000 dipendenti, esce dal Contratto nazionale del lavoro - conclude Di Rocco - cosa faranno gli altri imprenditori?".

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