Sabato, 16 Ottobre 2021
Economia

Crisi dell'artigianato in Abruzzo: meno aziende anche a Chieti

In 9 mesi chiuse 130 aziende in Abruzzo, con un decremento doppio rispetto della media nazionale. Cadono il manifatturiero e e riparazioni, ma a Chieti crescono le costruzioni. I dati del Centro studi regionale della Cna

Performance negativa per l’artigianato abruzzese. Da gennaio a settembre 2011, secondo i dati di Infocamere, elaborati dal Centro studi regionale della Cna, 130 aziende sono state chiuse. Il decremento verificatosi è stato doppio rispetto alla media nazionale: 0,36% contro 0,18%.

Una caduta impressionante rispetto alla stessa data del 2010, quando negli stessi primi tre trimestri dell'anno l'Abruzzo aveva fatto registrare una crescita dello 0,47% rispetto al 2009.

Un flop quasi tutto concentrato in tre province: Chieti, in misura minore, (-22; -0,22%) mentre guida la classifica Pescara (-55; -0,66%), seguita da Teramo (-51, pari un decremento dello 0,53%). Fa eccezione L’Aquila, che resta in sostanziale equilibrio (-2), dopo essersi lasciata alle spalle l'”effetto-sisma” che nel 2010 aveva determinato un forte incremento di micro imprese, grazie al boom del settore delle costruzioni.

Il dato è in controtendenza con l'andamento generale delle imprese infatti, in Abruzzo è andato miglirando: dopo tre anni di crescita molto modesta nel 2011 le imprese sono cresciute in generale di 1.504 unità, continuando una performance positiva iniziata nel 2010 (allora, +1.962).

“Si interrompe un trend positivo che nel periodo che va dal 2000 al 2007 aveva visto il settore artigiano abruzzese crescere a ritmi più elevati di quelli medi nazionali - commenta il responsabile del Centro studi della Cna, Aldo Ronci - mettendo in evidenza una perdita di vitalità preoccupante. È probabile anche che l'andamento positivo delle nuove imprese in generale rappresenti una parziale risposta alla perdita di 24mila posti di lavoro avvenuta nel 2009, ma si tratta di capire quale capacità di tenuta abbiano queste nuove attività sul mercato”.

Quanto ai settori, le imprese artigiane presentano il segno negativo in tutte le attività. La ricerca condotta dal Centro studi della confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo afferma che la caduta più consistente è stata registrata nel manifatturiero (-121), seguito dalla riparazione di auto e apparecchi per la casa (-40), dall'agricoltura (-11), dalle costruzioni (-7). Segno positivo, al contrario, per attività ricettive (+23) e servizi (+16). La distribuzione delle variazioni delle imprese artigiane per attività economiche nelle province abruzzesi, infine, non è stata omogenea. Così, se le costruzioni registrano un forte decremento a Teramo (-46 unità), le stesse crescono all'Aquila (+25) e a Chieti (+16), mentre i servizi realizzano una crescita di 32 unità a Teramo e un decremento di 21 a Pescara.

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