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Periferie, carcere e giustizia nel numero speciale di Voci di dentro con Anemos metaboles

Si tratta del frutto di un'esperienza di confronto e condivisione maturata tra i detenuti della casa circondariale di Pescara e un gruppo di studenti del Liceo nell'ambito del "Progetto carcere"

Giornata di riflessioni sul carcere e momenti di grandi emozioni al Liceo Classico GB Vico di Chieti dove giovedì si è tenuta la presentazione dell’edizione straordinaria e congiunta del magazine “Voci di dentro” e del giornale d’Istituto “Anemos metabolès”. Si tratta del frutto di un’esperienza di confronto e condivisione maturata tra i detenuti della casa circondariale di Pescara e un gruppo di studenti del Liceo nell’ambito del “Progetto carcere” coordinato dalle professoresse Silvia Elena Di Donato e Antonella Santarelli. Nell’aula Manzini stracolma di studenti, presenti Paola Di Renzo rettore-dirigente del liceo, Franco Pettinelli direttore  della Casa circondariale di Pescara, il giornalista Francesco Lo Piccolo, direttore della rivista, e Cinzia Turri, responsabile risorse umane della Lazzaroni, la ditta che ha sponsorizzato il numero speciale della rivista, si è parlato di carcere, giustizia, pena, emarginazione. E di periferia, tema centrale della rivista, luogo di disagio ma anche di ricchezza, luogo lontano, ma sempre più vicino e più centrale come centrale e diffusa sono la povertà e il disagio. 

“Il progetto Voci di dentro-Anemos Metaboles – ha detto la professoressa Antonella Santarelli - parte da lontano, parte dagli incontri al liceo sulla legalità e arriva alla giornata di oggi affrontando il tema della giustizia da vari punti di vista. Ci sono molti mondi possibili e tanti modi di affrontare il tema della pena e del carcere". Il direttore del carcere dottor Pettinelli ha aggiunto: “In carcere non ci si dovrebbe entrare. Bisogna lavorare prima, bisogna fare prevenzione . Per questo sono importanti gli incontri con le scuole e il lavoro di Voci di dentro e il liceo Vico. Perché da qui si parte per costruire un percorso di legalità". Insomma “l’inizio di un cammino”, come ha spiegato la preside Di Renzo: “La nostra intenzione è che questa edizione speciale da fatto isolato diventi una collaborazione stabile. E’ emozionante che i giovani si avvicinino a una tematica che è periferia rispetto alla realtà quotidiana”. 

Grande spazio hanno avuto gli studenti: “La cosa che più mi ha colpito entrando in carcere – ha detto lo studente Lorenzo Di Credico - è che in quel luogo i detenuti sono privati della possibilità di assumersi la responsabilità delle loro azioni". Per fortuna che ci sono i laboratori di Voci di dentro, “momenti di senso – come ha spiegato Caterina Profico studentessa del liceo – luoghi che aiutano i detenuti a pensare e a costruire un futuro diverso dal loro passato”. 

Momenti di emozione quando sono intervenuti Luigi Lainà e Denis Di Lorito, due detenuti della casa circondariale di Pescara, redattori della rivista, autori di alcuni articoli che sono stati letti durante il dibattito: “spaesati, confusi, felici, non carcerati ma persone libere di essere se stesse senza etichette”. Ha detto Veronica Fiaschetti, volontaria di Voci di dentro, redattrice della rivista e che ha guidato con Giulia Giampietro e Michela Cristofaro il laboratorio di scrittura creativa nel carcere di San Donato:  “Il laboratorio di scrittura, come quello di teatro, come l’area sartoria o musica, o sala computer, sono un mezzo per arrivare all’unico fine di creare una valida alternativa all’emarginazione e alla devianza. Noi ci crediamo. Perché c’è sempre un’alternativa”. Ha aggiunto Giulia Giampietro:  “Noi siamo entrati in carcere guardando le persone non il reato…solo così si costruisce un legame, alla cui base vi è la fiducia”

 “Questo giornale fatto con i ragazzi del liceo Vico mostra la realtà del carcere al di fuori e contro i tanti stereotipi - ha aggiunto Francesco Lo Piccolo, direttore della rivista - u n lavoro fatto insieme che ha lasciato a tutti un segno, il segno del cambiamento, il cambiamento non imposto, ma libero e interiore. Tutto questo grazie all'idea della ‘città’, lo spazio gestito da Voci di dentro nel carcere di Pescara frequentato ogni giorno da una quarantina di detenuti e una quindicina di volontari . Una specie di isola dentro il carcere, dove tutti danno e ricevono, perché tutti hanno qualcosa da dare, perché i muri non servono e fanno danni, perché l’errore è un errore e non una persona. E ogni persona  ha diritto di essere vista e trattata come una persona e non come un errore”. 

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