Mercoledì, 19 Maggio 2021
Economia

Contraffazione, in provincia il 14,5% delle imprese è esposto

In Abruzzo un'impresa su cinque è esposta, maglia nera a Teramo. La regione quinta in Italia. I dati della Confartigianato

un sequestro

In Abruzzo 1.439 imprese artigiane sono esposte alla contraffazione; rappresentano il 19,7% del totale dell’artigianato manifatturiero (7.303 attività). In altre parole, un’impresa su cinque è esposta al fenomeno e tale dato, in linea con la media nazionale (19,8%), colloca l’Abruzzo al quinto posto della classifica delle regioni italiane. E’ quanto emerge da un approfondimento condotto da Confartigianato Abruzzo sui dati contenuti in un’elaborazione del Centro studi della Confederazione nazionale.

I settori principalmente interessati sono l’abbigliamento (648 imprese), cuoio, borse, pelletteria e pellicce (275), tessile (214), gioielleria e pietre preziose (183), calzature (43). I dati sono relativi al quarto trimestre 2015 e fanno registrare una flessione del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A livello territoriale, la maglia nera spetta alla provincia di Teramo: le imprese maggiormente esposte alla contraffazione sono 700 e rappresentano il 33% del totale dell’artigianato del manifatturiero. Seguono il Pescarese (301 imprese, 17,9%), la provincia di Chieti (296, 14,5%) e l’Aquilano (142, 9,7%).

"La nostra associazione – commenta il presidente di Confartigianato Abruzzo, Luca Di Tecco - è da sempre impegnata contro l'abusivismo e la contraffazione. Rivolgiamo un appello alle imprese abruzzesi affinché ci segnalino casi di lavoro sommerso e illegale. Provvederemo, a nostra volta, a segnalare gli episodi alle autorità competenti, garantendo l’anonimato".

 A livello nazionale le imprese esposte dalla contraffazione sono 63.025, pari al 19,8% del totale; perdono 9,9 miliardi di euro di vendite e 88mila posti di lavoro. Sul podio, per i rischi maggiori, ci sono Toscana (13.192 imprese, 42,9%), Marche (4.792, 35%) e l’Umbria (1.394, 25,5%). Situazione migliore in Trentino Alto Adige (545, 9,4%), Valle d’Aosta (56, 9,3%) e Sicilia (1.666, 8,4%).

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