Economia

Confindustria Pescara Chieti conferma i vecchi conflitti di interesse

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Che c’era conflitto di interessi tra alcuni tipi di imprese lo disse Barilla inascoltato nel 2013 e il 9 dicembre scorso lo ha confermato la prima fusione di due Confindustrie provinciali, le nostre abruzzesi Pescara Chieti, per il tramite delle dichiarazioni di Gennaro Zecca, probabile defino di Primavera: la strada da seguire è quella del petrolio, l’Abruzzo deve sfruttarlo.

E’ evidente che le imprese che lavorano “con l’ambiente”, per esempio tutte quelle dell’agroalimentare, del turismo ecc…, dovrebbero dire addio ad un territorio più o meno vivibile quale è ora l’Abruzzo per andarsene da qualche parte dove l’acqua non prenda fuoco dal rubinetto per lo shale gas o ci si possa fare il bagno a mare o magiare due spaghetti alla pescatora. Tutte cose di ordinaria produttiva quotidianità che invece dovranno scomparire qualora “i signori del petrolio” avranno la meglio per il tramite delle pressioni di cui sono capaci le associazioni di categoria che li rappresentano. Il problema, dunque, sta proprio qui: Confindustria tutela gli interessi di tutte le imprese associate o di alcune? Dei colossi come Eni, Enel, Stogit o delle imprese del territorio?

Nel primo caso le “decisioni definitive” di cui parla Zecca stanno a significare Abruzzo distretto minerario e, quindi, quel “definitivo” starebbe per lapide: ma le imprese che fatturano il 95% dell’export non prenderanno le armi? Si, perché la morte sarebbe non solo delle persone fisiche ma anche di quelle giuridiche, cioè delle imprese.
Un’idea sarebbe fare una bella graduatoria per valutare quali delle due possono morire per prime in termine di punti percentuali sul Pil, il prodotto intimo lordo.

Di seguito e in allegato le considerazioni di Enrico Gagliano, responsabile del Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo

ENERGIA, GAS E PETROLIO: IL “NUOVO CORSO” DI CONFINDUSTRIA CHIETI PESCARA NON RINUNCIA AI SUOI VECCHI CONFLITTI DI INTERESSI

In materia di energia le dichiarazioni (leggere articolo e virgolettato su Il Centro di ieri 10 dicembre) del Presidente in pectore, Gennaro Zecca, non danno adito a fraintendimenti; secondo Zecca, infatti, "ci sono persone intellettualmente oneste poco informate e persone che, pur essendo molto informate, credono in una determinata strategia”.

Nel presumere di rappresentare tutti coloro che fanno impresa in Abruzzo, Confindustria Chieti-Pescara bacchetta anche le imprese associate a ConfCommercio o ad altre associazioni di categoria che hanno espresso la loro ferma contrarietà alla trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario.

Con tutto il rispetto che si deve ai corpi intermedi ed alle loro legittime istanze, Confindustria Chieti-Pescara non rappresenta tutto e tutti; in verità, la crisi della c.d. rappresentanza investe anche Confindustria che invece di farsi interprete dei bisogni del sistema Piccole e Medie Imprese sembra più badare agli interessi di una cerchia di “eletti” (Zingales docet).

Non è casuale che nel Consiglio Direttivo di Confindustria Chieti abbia trovato posto, ad esempio, ENI S.p.a.; o che in Giunta siano stati presenti un consigliere espressione del Gruppo ENEL ed uno in quota STOGIT. Oppure che nel Consiglio Direttivo di Confindustria Pescara sieda un uomo di Enel Green Power. Tutti “pezzi da 90”, fornitori, diretti e indiretti, di energia alle piccole e medie imprese; tutti in posizione dominante e, dunque, privilegiata.

Eppure dalle dichiarazioni di Guido Barilla di metà 2013 non è trascorso molto tempo: “Confindustria deve rimettere al centro il prodotto, l’industria manifatturiera. Così come è oggi l’organizzazione non funziona: era nata per sostenere le imprese di prodotto, che questo fosse l’auto, la pasta o i tessuti; adesso, invece, è diventata rappresentante anche di interessi contrastanti, come quelli delle aziende di servizi alle imprese e delle utilities, inciampando in un continuo e concreto conflitto d’interesse … oggi Confindustria non persegue l’interesse generale delle imprese, ma interessi particolari. Rischiamo di essere uguali a quel sistema politico e istituzionale che tanto critichiamo perché non riesce a esprimere una politica industriale”.

Evidentemente Barilla in Confindustria Chieti Pescara non gode di particolari simpatie.

La domanda è lecita: quando si parla di politica energetica e di costi energetici, Confindustria Chieti-Pescara tutela gli interessi delle piccole e medie imprese o piuttosto quelli di poche imprese elette, tutte rigorosamente partecipate dallo Stato e tutte impegnate a fare business in settori in qualche modo “protetti”?

Due pesi, due misure. Citando Nomisma, Confindustria Chieti lamentava un’eccessiva pressione fiscale a danno delle imprese italiane -ma controllate da holdings straniere- che ricercano ed estraggono gas e petrolio anche nella nostra regione.

In verità le compagnie petrolifere subiscono una tassazione del 43% contro una media nazionale del 68,3% e non versano neppure i tributi locali per le piattaforme in mare mentre Equitalia non esita ad inondare di cartelle esattoriali le piccole imprese ed i “comuni mortali”.

Non è forse questo per Confindustria Chieti Pescara il più clamoroso dei conflitti di interessi che andrebbe spiegato alle mille imprese associate?

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