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"Riaprite le pasticcerie per Pasqua": Confartigianato scrive ai prefetti

L'obiettivo è evitare ulteriori danni economici a un settore bloccato da ormai un mese perché equiparato ai ristoranti

Si chiama "Liberiamo le colombe" la campagna lanciata da Confartigianato per chiedere ai prefetti di Chieti e dell'Aquila la riapertura immediata delle pasticcerie artigianali. Il decreto che ne ha disposto le chiusure, infatti, ha inquadrato le pasticcerie con il codice Ateco della ristorazione, "pur trattandosi di attività artigiane di produzione e che invece sono state ingiustamente assimilate agli esercenti attività di bar e, quindi, obbligate alla chiusura", si legge nella lettera di Confartigianato ai prefetti.

E questa chiusura, secondo un recente studio dell'associazione di categoria, in vista della Pasqua, comporta un danno stimato in 14 milioni di euro, 12 dei quali di perdite di fatturato e 2 legati al deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown in previsione della produzione per le festività. 

Solo in Abruzzo, il settore coinvolge 587 imprese di pasticceria e gelateria, 360 delle quali artigiane, ossia il 62,6% del totale; in tutto, vi lavorano 1.878 addetti. 

"Abbiamo sempre sostenuto - si legge nella lettera - che si è trattato di una errata interpretazione della ratio del provvedimento volto a impedire eventuali assembramenti nei locali dove si svolge l’attività, ma solo nel caso in cui vi fosse un consumo sul posto o una somministrazione di prodotto e non laddove vi sia il semplice asporto, come nella maggioranza delle attività in questione".

"Nel contempo, infatti, lo stesso Dpcm consente ad altri esercizi commerciali di vendita al dettaglio, nel rispetto delle misure di prevenzione, di proseguire l’attività anche con possibilità di asporto dei prodotti analoghi, prevalentemente industriali, a quelli realizzati dalle imprese artigiane. Si tratta di una palese discriminazione che avvantaggia alcuni operatori a sfavore delle imprese da noi rappresentate - scrivono i presidenti di Confartigianato Chieti L'Aquila, Francesco Angelozzi e Christian Corrado, ai prefetti - determinando in questa situazione, che è già di estrema difficoltà, un forte danno economico in uno dei periodi dell’anno nel quale viene realizzata buona parte del fatturato annuo".

"Come estrema ratio, essendo il Governo rimasto sordo finora alla nostra richiesta di rimuovere questa ingiusta discriminazione", l'associazione si rivolge ai Prefetti di Chieti e dell'Aquila "per ottenere la dovuta equiparazione dell’attività artigiana di vendita per asporto a quella prettamente commerciale", con l'obiettivo di "rimuovere questo ingiustificato impedimento all’attività di tanti artigiani e piccoli imprenditori".

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