"Chiudete le fabbriche": 41 sindaci del Chietino scrivono a Conte

L'appello dei sindaci della Val di Sangro che chiedono la chiusura delle fabbriche. Intanto la Sevel ha deciso lo stop produttivo fino a domenica prossima

“Chiudere le fabbriche”: è l’appello di quarantuno sindaci del Chietino in una lettera al premier Giuseppe Conte e al presidente della Regione Marco Marsilio per chiedere "misure più restrittive" per quanto riguarda le attività economiche e industriali non indispensabili della Val di Sangro

"Le famiglie – scrivono i sindaci - vivono situazioni paradossali e di grande ansia. Mentre ai bambini viene giustamente imposto di stare a casa, ai genitori viene chiesto di recarsi a lavorare in fabbrica in cui sono grandi assembramenti e il rischio di contagio elevato. Non stiamo forse vanificando gli sforzi degli abruzzesi che si adeguano alle disposizioni del governo nella speranza di concorrere con adeguati comportamenti al contenimento del contagio?".

Ieri intanto alla Sevel di Atessa, si è deciso di nuovo lo stop della produzione – dopo 5 giorni di interruzione - per mancanza di componentistica e forniture provenienti da varie aziende dell'indotto: la produzione del furgone Ducato è sospesa fino a domenica 22 marzo. 

Ma sono ancora tanti gli operai che devono recarsi al lavoro. A loro si unisce il sindaco di Casoli Massimo Tiberini, tra i firmatari dell’appello per la chiusura delle fabbriche del territorio.

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“Purtroppo – spiega -  non è nei poteri dei sindaci prendere una tale decisione con un atto amministrativo, però, unendomi all’appello degli altri sindaci del territorio, chiedo a tutte le aziende che non svolgono attività essenziali e strategiche di sospendere, con autonome decisioni, la produzione e disporre la chiusura delle fabbriche come atto di responsabilità nei confronti dei loro dipendenti. È importante restare a casa e mettere al primo posto la tutela della salute pubblica. Sono al fianco degli operatori sanitari, dei medici, degli infermieri e delle forze dell’ordine e di quanti affrontano negli ospedali un’emergenza senza precedenti”.
 

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