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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Economia

Agromafia, appello da Chieti contro il finto Made in Italy

L’imitazione dell'agroalimentare 'vale' 60 miliardi di euro. Anche Legnini al convegno della Coldiretti: "Serve maggior coordinamento tra forze"

“Ammonta ad oltre 60miliardi il fatturato della contraffazione, la falsificazione e l’imitazione dei prodotti alimentari made in Italy nel mondo, e i prodotti abruzzesi non sono certamente al sicuro. Perciò bisogna approvare misure per rafforzare i controlli, tutelare e contrastare i reati agroalimentari e il furto di identità”. Ma soprattutto, come ha evidenziato Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, “è necessario promuovere  “il maggiore coordinamento tra gli organismi deputati al controllo per una lotta coordinata ed efficace alle illegalità nel sistema agroalimentare”. E’ quanto emerso questa mattina dal convegno su “Made in Italy: cibo sano e  giusto”, promosso dall Coldiretti Chieti e Osservatorio sulla criminalità in agricoltura con il patrocinio della Camera di Commercio. Presenti, nella Sala Cascella dell’ente camerale, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe e il presidente regionale di Coldiretti Abruzzo Domenico Pasetti, oltre al direttore regionale Alberto Bertinelli e ai vertici della federazione provinciale Sandro Polidoro (presidente) e Gabriel Battistelli (Direttore).

All’incontro - aperto dai saluti del presidente della Camera di Commercio Roberto Di Vincenzo e dall’assessore alle attività produttive Carla di Biase - sono intervenuti anche i magistrati Andrea Baldanza con una relazione tecnica su “Le competenze regionali sui marchi agroalimentari”, Cinzia Coduti di Coldiretti (area ambiente e territorio) con un intervento su “La tutela del made in Italy nell’agroalimentare” e Rolando Manfredini, capo area Sicurezza alimentare Coldiretti, su “I primati dell’agroalimentare italiano”.

Da qui, il confronto di idee e proposte, partendo da un dato di fatto: che oggi l’agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita, che i reati legati al falso made in Italy sono sempre di più e che senza legalità e senza certezze sull’origine dei prodotti, non c’è salute per i cittadini.

“Oggi – ha evidenziato il presidente Polidoro  - le organizzazioni malavitose si stanno spostando sempre di più dai settori tradizionali di investimento illecito quali l’edilizia e i grandi appalti al mercato dell’agroalimentare. Business che riguardano l’acquisizione di marchi prestigiosi per produrre invece cibo spazzatura, l’orientamento dell’attività di ricerca scientifica, l’eco-business che priva l’agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale”. Ma prima fra tutti, la contraffazione alimentare che, insieme al furto di identità, è il furto commerciale per eccellenza e può diventare frode sanitaria se il cibo è prodotto con materie prime scadenti. Una realtà sempre più attuale e temuta, che non risparmia l’Abruzzo, in cui vengono chiamati in causa produzioni tipiche quali scamorza, arrosticni, ventricina, olio e vino solo per citare alcuni.

 “Siamo aggrediti da migliaia di tonnellate di prodotti e generi alimentari che, attraverso sofisticati meccanismi di alterazioni e contraffazione, sono commercializzati, senza esserlo, come prodotti tipici italiani per un valore di 60 miliardi di euro – ha evidenziato Rolando Manfredini – Un pericolo, anzi una truffa, da affrontare con stringenti misure di rafforzamento dell’attività di controllo dei flussi commerciali e da una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta circa la reale origine degli alimenti. Oggi più che mai sono necessarie norme uguali per tutti che colpiscano non solo le contraffazioni reali ma anche le contraffazioni in qualche modo consentite dalla normativa vigente”.

Da qui l’importanza del marchio e la tutela del made in Italy, come ha evidenziato Cinzia Coduti di Coldiretti, che ha tracciato lo scenario legislativo in materia di tutela del made in Italy, dei suoi punti di forza e delle sue criticità. Scenario condiviso dall’assessore regionale Dino Pepe, che ha poi ricordato che “l’economia agroalimentare abruzzese rappresenta volano di sviluppo territoriale e socio-economico” e che “il contrasto all’illegalità deve essere impegno non solo politico ma morale nei confronti delle imprese abruzzesi”.

Andrea Baldanza, dopo aver evidenziato gli obiettivi dell’Osservatorio in tre aree di attività (cultura della legalità, valorizzazione della filiera agricola e monitoraggio delle infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare) ha relazionato sulle “competenze regionali in materia di marchi agroalimentari” ricordando le esperienze di alcune regioni ed evidenziandone le criticità rispetto alla complessità della materia e in particolare del concetto di “made in” vincolato non solo alla lavorazione e alla trasformazione ma anche alla produzione della materia prima con la filiera legata ad un territorio circoscritto, e per finire conclusioni affidate al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha sottolineato come la tutela del made in Italy alimentare costituisca  un obiettivo strategico per il paese, che è possibile conseguire reprimendo e controllando i fenomeni di illegalità connessi alla filiera agroalimentare” e che "nel mondo c’è una fortissima identificazione tra Italia e qualità alimentare ed è necessario che il paese sappia cogliere sempre più questa straordinaria opportunità”. “La  magistratura – ha inoltre evidenziato il vicepresidente del Csm - e'  continuamente impegnata  nell'azione di contrasto  alla contraffazione ed adulterazione alimentare e di tutela dei marchi. Occorre stimolare maggiormente  una specializzazione dei magistrati impegnati in tale attività  e un maggior  coordinamento tra le forze di polizia, l'agenzia delle dogane e la magistratura per una sempre più efficace lotta alle agro mafie e all'illegalità diffusa”.

Il direttore di Coldiretti Chieti Gabriel Battistelli che ha evidenziato, a margine dell’incontro, l’importanza “della massima vigilanza sulle contraffazioni, anche in Abruzzo, in cui sono presenti ben 143 prodotti tradizionali, a cui si aggiungono i vini Doc e Docg e i prodotti Dop e Igp che vanno considerati primati internazionali conquistati nella qualità alimentare ma che possono essere oggetto di contraffazione”.

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