Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

L’Abruzzo non riparte: in un anno soltanto 3.000 posti di lavoro in più

Il tasso di disoccupazione nella provincia di Chieti è quasi del 12%, ma è quella che aggancia meglio la ripresa, grazie alla presenza di imprese orientate all'export

In Abruzzo l’anno scorso gli occupati sono cresciuti di 3.000 unità (rispetto al 2014), passando da 476.000 a 479.000, mentre i disoccupati sono aumentati da 68.000 a 69.000. Il tasso di disoccupazione tuttavia è rimasto invariato, pari al 12,6%, quasi il doppio rispetto a quello del 2008 (6,6%), mentre il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 48,1% (giovani compresi tra 15 e 24 anni), rispetto a una media nazionale del 40,3%.

L’Abruzzo tra il 2008 - anno di inizio della crisi - e il 2015 ha perso 32.000 posti di lavoro:  allora gli occupati erano 511.000. La provincia che ha perso di più in termini assoluti è Pescara  (-15mila occupati), seguono L’Aquila a -9.000, Teramo a -7.000 e Chieti a -1.000.

Il tasso di disoccupazione più elevato si registra nella provincia dell’Aquila (15%), a seguire vengono Pescara (13%), Chieti (11,9%) e Teramo (11,5%). Sempre restando nell’ambito dei territori provinciali, Chieti è quella che aggancia meglio la ripresa, grazie alla considerevole presenza di grandi imprese, fortemente orientate alle esportazioni.

L’occupazione abruzzese non va meglio neppure nel confronto con le altre regioni meridionali, che quasi tutte hanno recuperato posti di lavoro in una quantità superiore alla nostra regione, ad eccezione della Calabria (che perde 8.000 addetti) e del Molise, che l’anno scorso ha guadagnato soltanto 1.000 posti rispetto al 2014.

Altro dato significativo è che l’Abruzzo ha recuperato nel settore industriale (esclusa l’edilizia) 13.000 posti di lavoro, ma ne ha persi altrettanti nel terziario e nei servizi.

La cassa integrazione totale, nel periodo gennaio-febbraio 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, registra un riduzione da 4.441.012 a 2.475.026 ore, e tuttavia ben 72,9% del totale è costituito da cassa integrazione straordinaria, un numero che segnala la presenza di una crisi ancora rilevante. Molte infatti sono le vertenze aperte che non hanno ancora risposta.

“Questi dati sull’occupazione – si legge in una nota della Cgil -  evidenziano inoltre che in Abruzzo gli sgravi contributivi previsti dal Jobs Act hanno incrementato i contratti a tempo indeterminato ma non sono riusciti a stimolare la crescita dell’occupazione, tant'è che a gennaio 2016 le assunzioni sono crollate, passando da 4.698 relative a gennaio 2015 a 2225 del gennaio di quest'anno. Dimostrano purtroppo che siamo in presenza di una crisi ancora fortissima, e mettono in evidenza i problemi della struttura produttiva della nostra regione, in larga parte formata da piccole e medie aziende che faticano ad innovarsi dal punto di vista tecnologico e organizzativo”.

Per la Cgil è quindi necessario che “la Regione compia scelte a favore dello sviluppo, che il governo firmi immediatamente il Masterplan per l’Abruzzo, che si attivino celermente le risorse relative alla programmazione europea 2014-2020, che si realizzi un piano del lavoro con al centro la ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori espulsi dai processi produttivi, insieme ai disoccupati di lunga durata. E’ necessario – concludono dal sindacato -  che il Programma Garanzia Giovani diventi un vero piano del lavoro per i giovani, con l’obiettivo di stabilizzare tutti coloro che in questi mesi sono stati impegnati in tirocini extra-curriculari presso le aziende abruzzesi”..

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