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Martedì, 25 Gennaio 2022

Ricette della tradizione d'Abruzzo: la pecora alla callara

Prende il nome dal caldaio di rame usato per cucinarla ed è una delle ricette più antiche della tradizione pastorale abruzzese

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2 chilogrammi di pecora tagliati a tocchi e ben separati dalle ossa e dal grasso, una costa di sedano, una carota, una cipolla, 2 spicchi d’aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro, 5 bacche di ginepro, mezzo litro di vino bianco, un mazzetto di maggioranza, uno di timo, olio extravergine di oliva, sale e pepe quanto basta

Procedimento

La carne va fatta marinare per almneo una notte nel vino e nelle spezie. Poi va lessata in acqua bollente, schiumando le impurità, fino a scolare, sciacquare in acqua calda e scolare nuovamente per eliminare ogni residuo di grasso. 

Solo a questo punto è pronta per essere rosolata nell'olio con le spezie e gli odori. Il pomodoro non era previsto nella ricetta originale, nata con ingredienti che i pastori riuscivano a reperire facilmente nei campi. C'è chi, però, ama aggiungere la salsa di pomodoro, per rendere il piatto ancora più saporito. 

La ricetta

Prende il nome dal caldaio di rame usato per cucinarla ed è una delle ricette più antiche della tradizione pastorale abruzzese. Durante i lunghi viaggi della transumanza, sui tratturi, i pastori non sprecavano la carne di nessuna pecora, morta per malattia o per vecchiaia. Il vino e l'uso di moltissime spezie coprivano il cattivo odore, grazie alla marinatura lunga almeno una notte. 

Prende il nome dal caldaio di rame usato per cucinarla ed è una delle ricette più antiche della tradizione pastorale abruzzese. Durante i lunghi viaggi della transumanza, sui tratturi, i pastori non sprecavano la carne di nessuna pecora, morta per malattia o per vecchiaia. Il vino e l'uso di moltissime spezie coprivano il cattivo odore, grazie alla marinatura lunga almeno una notte. 

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