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"Basta cemento a ridosso del fiume Pescara": il Wwf si costituisce al Tar contro Mirò

Il progetto era stato bocciato dal Comitato Via della Regione Abruzzo, ma la ditta proponente ha avanzato un ricorso al Tar

Scende di nuovo in campo con associazioni e organizzazioni di categoria il Wwf per scongiurare l’insediamento di Mirò, progetto già bocciato dal Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, ma per il quale la ditta proponente ha avanzato un ricorso al Tar.

Il Wwf Chieti-Pescara per scongiurare l'ulteriore cementificazione a ridosso del fiume Pescara ha quindi deciso di presentare un proprio intervento al tribunale amministrativo “ad opponendum” rispetto al ricorso proposto da ‘Sile Costruzioni S.r.l. a socio unico’ di Barzana (Bg), la ditta ora subentrata nel progetto di “Mirò”. Nel ricorso, curato dall’avvocato Francesco Paolo Febbo, si ribadisce la validità delle motivazioni con le quali il Comitato VIA della Regione Abruzzo nel giudizio del 23 marzo scorso, "ha rigettato l’istanza di proroga del precedente giudizio 1925/2012 e ha dichiarato improcedibile la richiesta di modifica sostanziale del progetto limitatamente alle opere edili". Il Wwf chiede in pratica che il Tar riconosca la validità delle scelte del Comitato Via e contesta punto per punto le obiezioni presentate nel ricorso della Sile.

L’obiettivo dell’associazione ambientalista è, in sintesi, quello di evitare che venga cementificata “ancora ed in maniera consistente – come scrive l’avvocto Febbo nel suo atto - un’area già fortemente compromessa da imponenti costruzioni e, soprattutto, di evitare il rischio esondazione che, nell’eventualità si verificasse, procurerebbe danni catastrofici ed incalcolabili, agevolmente immaginabili. La difesa del provvedimento del Comitato di Valutazione Ambientale nasce anche dal fatto che con questo giudizio - osserva ancora Febbo - finalmente, sembra prendersi coscienza dei rischi e dei pericoli immani che l’area interessata e, con essa la collettività, si vedono costretti a correre, per fini meramente utilitaristici, commerciali ed economici”.

Nel ricorso il Wwf sottolinea più volte come sia necessario separare il progetto di ulteriori costruzioni, "da impedire una volta per sempre, dal discorso sull’argine mai completato, con grave rischio per l’edificato esistente e soprattutto per i suoi frequentatori sin dalla inaugurazione che risale all’ormai lontano 2005". Il Genio Civile in una sua ordinanza sottolinea a più riprese che “l’argine esistente non è stato realizzato secondo i dettami progettuali, con gravi conseguenze anche nella fase di valutazione della pericolosità idraulica”: le valutazioni modellistiche sono state effettuate simulando la presenza anche del tratto mancante, mai realizzato, ma erroneamente inserito e simulato idraulicamente nel corso della procedura di aggiornamento del PSDA, il Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni.

"Il Wwf - conclude l'associazione - sta studiando accuratamente la documentazione di questi anni e conferma in pieno il proprio impegno, affiancato da organizzazioni di categoria e associazioni, alcune delle quali presenti qui anche oggi, a dimostrazione di uno sforzo collettivo in favore dei cittadini, dell’ambiente e del rispetto della legalità".

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