Villa Pini: accordo sindacale non rispettato, insorgono i lavoratori

Dipendenti e sindacati chiedono chiarezza sulle clausole violate nelle riassunzioni: anzianità di servizio, orari, mansioni, qualifiche. La proprietà non si atterrebbe a quanto siglato il 7 settembre. E a due mesi dal riavvio delle attività non c'è ancora un piano industriale

Criticità nella compilazione delle graduatorie del personale e dei profili professionali considerati per l’assunzione. E' quanto denunciano lavoratori e sindacati, che a quasi due mesi dalla cessione della clinica Villa Pini alla Santa Camilla chiedono chiarezza e il rispetto di quanto firmato il 7 settembre.

La Cisl Fp, in particolare, chiedere alla proprietà una riunione da indire nei prossimi 15 giorni per fare chiarezza soprattutto sulle assunzioni degli amministrativi e dei tecnici di laboratorio. Nel primo caso, dicono i sindacalisti Gabriele Martelli e Davide Farina, ci sarebbe “un’eccessiva frammentazione delle graduatorie del personale amministrativo, che per alcuni versi prevede la loro collocazione sui singoli uffici, mentre per altri casi è prevista su diversi uffici”.

Nella graduatoria dei tecnici di laboratorio, invece, è stato fatto valere il criterio dell’ultimo reparto di assegnazione, particolare che “ha penalizzato i profili che con la passata gestione sono stati indirizzati e formati su Anatomia patologica e che al momento l’attuale proprietà non pensa di riattivare”. Per questo la Cisl Fp chiedere che la graduatoria non faccia distinzioni fra i reparti in cui i tecnici hanno prestato servizio.

Fra i nodi criticati dall’organizzazione sindacale c’è anche l’inquadramento contrattuale degli ausiliari socio-sanitari. “Da una verifica effettuata dalle buste paga – spiegano Martelli e Farina – risultano essere stati assunti tutti sul livello A, mentre l’inquadramento base per chi presta assistenza diretta è A3”.

Criticità già messe in luce dai lavoratori, che hanno inviato una lettera a tutte le organizzazioni che hanno partecipato alla trattativa sindacale culminata nell’accordo firmato all’alba del 7 settembre, dieci giorni prima della vendita definitiva. Nel documento si parla di “gravi inadempienze da parte della proprietà,che ha operato palesi difformità e discriminazioni nei confronti dei dipendenti”.

Secondo i lavoratori i contratti non rispetterebbero qualifiche, mansioni e livelli esistenti al momento del fallimento del gruppo Angelini, per cui alcuni sarebbero stati riassorbiti con un inquadramento inferiore. In questo modo, qualora si esauriscano le figure da assumere con determinate qualifiche, esaurita la graduatoria, si può attingere da figure esterne senza violare l’accordo sindacale.

Difformità rispetto agli accordi riscontrate anche nell’orario di lavoro, che non rispetta le proporzioni previste nel verbale del 7 settembre, assegnando ad alcuni il part time da 18 ore e ad altri, assunti successivamente con le stesse mansioni, un contratto da 36 ore. Eppure anche il contratto nazionale, lamentano i lavoratori, prevede che hanno diritto alla priorità sul tempo pieno i lavoratori già assunti con il part time. Ma rifiutare certe condizioni è difficile, perché proprio l’accordo sindacale prevede che il rifiuto di sottoscrivere la proposta contrattuale comporta la decadenza da ogni diritto.

Quel che aumenta l’incertezza dei lavoratori, è la mancanza di “un reale piano industriale, che consenta di capire come e quando avverranno le ulteriori assunzioni”. Tanto più che non è prevista un’anzianità complessiva, ma per singole aree, per cui può capitare che lavoratori assunti da più tempo, che hanno cambiato reparto solo negli ultimi tempi, vengano superati da personale di più recente assunzione.

Un’incertezza, quella dei dipendenti della clinica di Villa Pini, che non accenna a terminare dopo più di 4 anni di attesa, dal fallimento, alla gestione della curatela, all’affitto al policlinico di Abano Terme, passando per le cinque aste, per i primi aggiudicazione che hanno fatto dietrofront prima di firmare il contratto di vendita, fino all’aggiudicazione al gruppo che vede fra i soci anche Luigi Pierangeli, noro imprenditore della sanità privata abruzzese.

Anche l’Udc cittadino ha incontrato i lavoratori pochi giorni fa, invocando ai sindacati un intervento urgente per risolvere i disagi di chi non ha ancora alcuna certezza sul suo futuro.

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