Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Chieti Scalo / Via Penne

Fetore e inquinamento tra via Penne e il lungofiume, dove si cucina con l'acqua minerale

Tra fabbriche che emanano cattivi odori e accordi forfettari col Comune per l'acqua il nostro lettore ci accompagna a conoscere da vicino la quotidianità della zona compresa tra via Penne e il fiume Pescara

Via Penne è una traversa di via Piaggio, a Chieti Scalo. Siamo nel cuore della zona industriale: opifici, fabbriche, ma anche molte abitazioni.

Una strada che avrebbe bisogno di manutenzione, come i marciapiedi, qui la segnaletica orizzontale è inesistente, alberi e cespugli dovrebbero essere potati. Appena arrivati in questa via ciò che colpisce però è uno strano odore, non ben definito.

I residenti sono abituati perché combattono, vivono e subiscono questa situazione da sempre.

In questa via sono state costruite fabbriche che per la loro lavorazione diffondono e generano questo cattivo odore: la Mantini s.r.l., un’azienda per lo smaltimento dei rifiuti urbani, con un deposito di materiale di plastica a cielo aperto e l’autorizzazione; la S.E.AB. s.r.l., azienda che gestisce una piattaforma per i rifiuti speciali e pericolosi; l'ex CONCERIA C.A.P., chiusa da decenni per il cattivo odore che emanava la lavorazione delle pelli.

La qualità ambientale della zona è problematica, i residenti dicono che in alcune ore, specialmente al mattino, arriva un fetore insopportabile da un opificio che trasforma frattaglie ed ossa di animali, per compostaggio agricolo.

Difficile stabilire se era meglio la puzza della conceria o l'attuale.

Il 22 febbraio 2007, il comune di Chieti, su suggerimento dell'Arta, ha emesso un’ordinanza urgente, (Numero 281) per “il divieto di uso delle acque sotterrane” in prossimità del sito industriale ex conceria C.A.P. e altri siti contigui, ubicati in Via Penne ( traversa Via E.Piaggio), per la contaminazione delle acque sotterranee a causa di composti pericolosi, solventi, clorurati, cromo, idrocarburi pesanti specialmente, il Tricloroetilene e il Dicloroetilene.

I residenti però, continuano s coltivare orti e campi di grano.

 



Proseguendo sino al fiume Pescara, si vede l’ex dragaggio del Ponte Sas e tante discariche tra i cespugli.

Un residente, il signor D’Aurelio, spiega che le abitazioni di fronte non hanno la fogna. "Ogni famiglia ha pensato a realizzare un pozzo nero biologico. Però, pagano al comune la bolletta dell’acqua con le spese per la fogna e la depurazione dell’acqua. Mi ha raccontato di un accordo forfettario con il comune - dice - La quota che pagano sulla fattura dell’acqua veniva compensata da un paio di prelievi gratuiti del liquame del pozzo nero,che ora non viene più fatto. La cosa ridicola- prosegue - è che attaccata a casa mia c’è una fogna puzzolente che raccoglie gli scarichi di tutta la zona". 

Lui ed i vicini non hanno avuto l’autorizzazione per scaricare i loro liquidi in questa fogna. C'è anche il problema dell’acqua potabile, imbevibile, colorata, puzzolente. Esiste una colonnina di sfiato, ma è chiusa. Quindi l’acqua ristagna e per cucinare deve utilizzare l’acqua minerale.

Ma queste ditte hanno chiesto una relazione geologica a supporto della costruzione e gestione dell’impianto di rifiuti che amministrano?

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