Università: nessuna risposta sulla restituzione dei compensi per i collaboratori linguistici

Nuovo attacco dei sindacati a Cda e Senato che, dopo la lettera del 4 febbraio, non chiariscono se l'iniziativa del direttore generale sia stata deliberata negli organi collegiali. E accusano Del Vecchio di "azione deterministica e autoritaria"

Non si placa la tensione all’università d’Annunzio, dopo che il direttore generale, Filippo Del Vecchio, ha chiesto ai 16 Cel (Collaboratori esperti linguistici) la restituzione di somme che oscillano fra 70mila e 90mila euro. Quelle cifre sarebbero, secondo l’ateneo, stipendi percepiti indebitamente.

E i sindacati tornano alla carica con una nota inviata ai componenti del Consiglio di amministrazione, del Senato accademico e al rettore Carmine Di Ilio, denunciando che, ad oggi, non ci sono stati riscontri alle continue istanze di quelli che una volta erano i lettori e parlano di “azione deterministica e autoritaria assunta dal direttore generale”.

Il documento firmato da Maria Agnifili e Maria Lidia De Biasi (Flc Cgil), Gianluca Di Sante (Cisl-Univ), Valentino Barattucci (Uil-Rua), Goffredo De Carolis (Csa-Cisal) e Luigi Fusella (coordinatore Rsu) parla di “un incubo nel quale sono stati precipitati i Collaboratori linguistici” che dura da mesi.

Nella nota ripercorrono tutta la vicenda “aperta nel dicembre 2012: all’epoca – spiegano - il dg non rimetteva in discussione né la stabilizzazione né l'equiparazione economica dei CEL ma pretendeva che gli stessi svolgessero 750 ore come i ricercatori confermati a tempo definito ma senza le prerogative di ricerca a questi riservate dalla norma”.

Dopo un tavolo sindacale si giunse “di comune accordo”, precisano, ad una proposta di contratto integrativo di ateneo consenziente, “al quale però l’ammministrazione non ha mai dato seguito”. E accusano: “Quel silenzio, apparentemente consenziente, oggi si è trasformato non solo in una chiara omissione ma addirittura in ingiustificata azione persecutoria. Infatti la situazione è precipitata nel luglio 2014, quando il direttore generale, con propria autonoma ed unilaterale decisione seguita da una raccomandata a mano, ha comunicato ai Cel che il loro stipendio avrebbe subìto un taglio drastico e, per giunta, con incomprensibile, se non sconnesso calcolo di somme assoggettate, sempre in via unilaterale, ha chiesto la restituzione delle stesse entro quindici giorni”.

I sindacati giudicano “arbitrarie” le decisioni del direttore generale “che si è addirittura sostituito alla prerogativa deliberativa del Consiglio di amministrazione e dello stesso Senato accademico”. Per questo le decisioni di Del Vecchio sono satte impugnate davanti al giudice del Lavoro.

A questo si aggiunge il fatto che “i Cel sono stati travolti da un provvedimento non solo inatteso, ma anche punitivo, che li ha fatti precipitare non solo in situazioni economiche al di sotto della soglia di povertà, ma che li ha privati di quella dignità professionale ampiamente riconosciuta e che deve appartenere a ciascun lavoratore”.

Il 4 febbraio i sindacati si sono rivolti direttamente ai membri di Cda e Senato, per chiedere se la restituzione delle somme pretese dai Cel fosse stata deliberata da questi organi. E oggi, lamentano, non c’è stato nessun riscontro. Ad eccezione di due note, firmate dai docenti Augusta Consorti, Stefano Trinchese e Stefano Civitarese.

Per questo continuano a chiedere: “Quale organo collegiale, e con quale deliberazione, ha autorizzato il dg ad emettere provvedimenti del genere?”.

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"Nel silenzio, che in questo caso non assume assenso – concludono i sindacati - si assiste alla persecuzione di una qualificata categoria di lavoratrici e lavoratori e li costringe ad essere attori di una situazione incresciosa ma anche di una stagione di conflittualità giudiziaria”.

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