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Università: i docenti protestano contro il blocco di anzianità stipendiale

Manifestazione in tutta Italia e anche alla d'Annunzio, dove una rappresentanza dei professori ha consegnato al rettore Di Ilio un documento che spiega le loro ragioni e in cui chiedono di farsi portavoce delle istanze. Il magnifico ha assicurato di fare sua questa battaglia

È arrivato anche all’ateneo d’Annunzio l’eco della protesta a cui hanno aderito più di 8mila docenti universitari in 65 università italiane. Questa mattina (giovedì 25 giugno), alle 12 in punto, si sono radunati nell’ufficio del rettore Di Ilio per consegnargli un documento unitario, che lo invita a farsi portavoce delle loro istanze alla Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), per farle arrivare al governo.

Ma cosa chiedono i docenti della d’Annunzio, insieme ai colleghi di tutta Italia? Nella lettera consegnata al rettore spiegano di volere lo sblocco degli scatti di anzianità sugli stipendi. Dal 2010, infatti, mentre ad altre categorie sono stati adeguati i compensi in base agli anni di servizio, quelli di docenti ordinari e associati e di ricercatori sono fermi. Un danno economico che pesa non solo nell’immediato, ma che avrà inevitabili ripercussioni sulla pensione, specialmente per coloro che sono entrati in servizio da pochissimo.

“Così – hanno scritto nella lettera consegnata al rettore – la docenza universitaria viene demotivata e mortificata”. I professori non chiedono un rimborso di quanto non è stato concesso loro dal 2010 al 2014, ma invocano almeno un intervento del governo sull’anno in corso, affinché gli scatti di anzianità vengano ripristinati. “Non siamo una categoria privilegiata come molti pensano – si sfogano – ma l’unica esclusa dall’adeguamento”.

Il rettore Carmine Di Ilio ha mostrato loro solidarietà, assicurando che nella prossima seduta della Crui, nella seconda metà del mese di luglio, con i colleghi rettori di tutta Italia affronterà una questione che rischia di ripercuotersi anche sull’attività didattica degli atenei. “È una protesta importante e fondata – ha detto – che facciamo nostra perché condividiamo questa battaglia”. Se il governo non darà risposte concrete, i professori arrivano a chiedere le dimissioni in massa di tutti i rettori delle università d’Italia. 

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