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Università: inaugurazione fra le proteste, amministrativi e studenti in subbuglio

Ad aspettarli fuori dall'auditorium i dipendenti amministrativi in subbuglio e il collettivo Rivolta l'Università. Accanto al rettore Di Ilio il giurista Anthony Micheal D'Aloisio e il costituzionalista Nicola Occhiocupo

Inaugurazione fra le proteste ieri per il nuovo anno accademico della D’Annunzio, in una cerimonia più affollata, ma meno celebrativa rispetto al solito.

A cominciare dal corteo di ingresso del rettore Carmine Di Ilio con i senatori accademici, il rettore dell’università di Teramo Luciano D’Amico e gli studenti con feluca e mantello di colore diverso per ogni corso di laurea frequentato.

LE PROTESTE - Ad aspettarli fuori dall’auditorium le ali dei dipendenti amministrativi in subbuglio con la t-shirt “Giù le mani dall’Ima” (Indennità mensili accessorie), in riferimento al braccio di ferro sul salario accessorio, per cui è stata fissata la contrattazione al 29 gennaio. “Non è una protesta contro il rettore – rivendicano i dipendenti – ma sulla premialità come diritto acquisito”. La protesta è silenziosa e pacata, ma alcuni docenti mostrano solidarietà ai dipendenti che non partecipano alla cerimonia, ma tornano al lavoro subito dopo l’ingresso.

Accanto a loro il volantinaggio del collettivo Rivolta università, che spiega di “dover difendere l’anno accademico dall’austerità per poter festeggiare altri anni accademici”. Una contestazione educata e silenziosa ai tagli che penalizzano i servizi agli studenti: solo uno striscione, comparso nella mattinata nel piazzale di Lettere, grida “Università non fa rima con austerità”.

I NUMERI DELL'ATENEO - Dentro l’auditorium affollato di autorità civili e militari, intanto, il rettore Carmine Di Ilio parla a lungo, per circa 45 minuti, puntando anch’egli il dito contro certe politiche di tagli all’università pubblica e in particolare contro la legge Gelmini. Poi snocciola i numeri dell’ateneo: circa 30mila iscritti a 53 corsi di laurea, più mille studenti di master, scuole di specializzazione, corsi di perfezionamento, di formazione e aggiornamento, oltre agli oltre 400 dottorandi di ricerca. Ma nessun accenno, neppure minimo, alle questioni calde dell’ateneo, il braccio di ferro con i dipendenti e l’inchiesta sui rapporti con il Cus.

GLI OSPITI -Dopo la lectio magistralis di Luigi Brunetti, docente di Farmacologia, è la volta di Piero De Bonis, che saluta l’anno accademico in rappresentanza del personale tecnico amministrativo. Lamenta che il personale di ruolo sia insufficiente, invita gli amministrativi a mettersi in gioco, invoca ad abbandonare un clima di diffidenza che non giova a nessuno. Ma “poi accusa di una distribuzione a pioggia dell’Ima”, cardine della protesta dei suoi colleghi. E alla fine viene contestato con fischi ben udibili dalla platea, ma, spiega ai giornalisti al termine della cerimonia, “per 20 anni c’è stata una gestione che ha condotta una politica senza regole, criteri o riconoscimento di meriti. Quelli che amano le regole sono stati emarginati e ora c’è un cambio”.

Applauditissimo invece il rappresentante degli studenti Gianluca Malatesta, che ha rivendicato il diritto allo studio garantito per tutti, anche e soprattutto per gli studenti meritevoli senza grosse possibilità economiche, invitando le amministrazioni di Chieti e Pescara a tener conto dei fuorisede che ingrossano le file dei residenti, spendono e vivono nelle due città.

Poi la consegna dell’ordine della Minerva, la medaglia della D’Annunzio con la testa della divinità romana, al giurista australiano di origini abruzzesi Anthony Micheal D’Aloisio e al costituzionalista teramano, parmigiano di adozione, Nicola Occhiocupo. È il coro dell’ateneo a chiudere una cerimonia insolitamente lunga che si trascina fin dopo le 13. L’anno accademico è ufficialmente iniziato e mentre fuori dall’auditorium non c’è più traccia di dipendenti e studenti in subbuglio, si attendono i prossimi capitoli di una tensione palpabile in ateneo. 

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