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Università: la guardia di finanza acquisisce i documenti del mutuo Cus

Impianti sportivi chiusi dal 7 gennaio per la convenzione sospesa con l'ateneo D'Annunzio. Le fiamme gialle mirano a fare chiarezza sui contributi ricevuti dal centro sportivo negli ultimi anni. Mentre gli studenti chiedono delucidazioni sul futuro

Strutture sportive chiuse da martedì 7 gennaio, con i conseguenti disagi per i 4mila studenti che non possono usufruire degli impianti, e i documenti del mutuo concesso all’università e al cus dalla Bper (ex Bls) sotto gli occhi attenti delle fiamme gialle. Pare che i finanzieri vogliano capire meglio come siano stati spesi i fondi erogati dall’ateneo per le attività del cus.

È l’ennesimo capitolo della diatriba fra la D’Annunzio e il centro universitario sportivo, la conseguenza della delibera approvata dal cda lo scorso 29 ottobre, che sospendeva i rapporti fra i due organismi, inclusi i contributi mensili da 90mila euro per il centro sportivo.

Da tempo il Cus lamenta mancati pagamenti, come quelli per la ristrutturazione dei palazzetti dello sport, bloccati con l’insediamento della nuova dirigenza. Ma mentre il rettore dice di non aver ricevuto comunicazioni formali sulla chiusura degli impianti, precisa che la convenzione fra l’università e il cus va studiata nei minimi dettagli perché molto complessa.

Intanto l’ateneo ha dato compito agli avvocati Carlo Fimiani di Chieti e Pietro Referza di Teramo di controllare la regolarità del mutuo: entro fine mese dovrebbero consegnare la loro relazione.

Fatto sta che nel 2010 l’ateneo ha stipulato un accordo della durata di 25 anni per versare 1 milione e 400 mila euro ogni anno, a cui si aggiunge la quota di iscrizione di ogni studente al cus, 40 euro. E mentre gli studenti si indignano chiedendo si indignano chiedendosi che fine faranno i fondi risparmiati dall’università tolti i contributi al Cus, le associazioni studentesche promettono che vigileranno attentamente sulle spese future. 

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