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Marfisi non spiega perché ha ucciso la moglie e l'amica, ora rischia l'ergastolo

Nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è tornato in isolamento nel carcere di Lanciano. Ma per il sostituto procuratore c'è stata premeditazione

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Francesco Marfisi, l'ortonese che giovedì pomeriggio (13 aprile) ha ucciso la moglie Letizia Primiterra e l'amica di quest'ultima, Laura Pezzella. Questa mattina (sabato 15 aprile) è arrivato al tribunale di Chieti a bordo di un furgone della polizia penitenziaria, entrato direttamente nel palazzo di giustizia, vietato alla stampa e ai curiosi, per l'udienza di convalida dell'arresto.

Eppure davanti al gip Luca De Ninis, Marfisi, assistito dall'avvocato Rocco Giancristofaro, non ha spiegato perché abbia aggredito, fino a ucciderla, la moglie che l'aveva lasciato, per poi correre a casa della sua migliore amica, finendo a coltellate anche lei. Così, dopo una mezz'oretta dall'inizio dell'udienza, il furgone è ripartito alla volta del carcere di Lanciano, dove l'indagato è detenuto in isolamento. 

Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che già aveva interrogato Marfisi nella caserma dei carabinieri di Ortona la sera stessa dell’omicidio, ha chiesto la convalida dell’arresto e l’emissione dell’ordinanza cautelare in carcere per duplice omicidio, con le aggravanti di premeditazione, crudeltà, porto abusivo di armi, violazione di domicilio, e per aver commesso il reato in presenza di minori, ovvero i due figli di Laura Pezzella. Il gip potrebbe decidere già nelle prossime ore. 

Marfisi, che ha già avuto in passato qualche problema con la giustizia, rischia la pena dell'ergastolo per il duplice omicidio. Intanto martedì (18 aprile) e mercoledì (19 aprile) verranno effettuate le autopsie sulle due vittime.

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