Truffe agli anziani, sgominata la gang in Umbria: venti colpi anche a Chieti

L'operazione "Mai peggio" ha portato all'arresto di otto persone, sei in carcere e due ai domiciliari, mentre 10 sono indagate. La base operativa era a Napoli

Con il vecchio trucco del finto incidente, sono riusciti a colpire 300 volte in nove regioni, Abruzzo e provincia di Chieti compresi, prendendo di mira anziani indifesi, a cui hanno spillato fino a 400mila euro fra gioielli e denaro. Poi, però, la banda ha commesso un errore e si è tradita: così, finalmente, la procura di Terni, dopo 12 mesi di indagini, è riuscita a ricostruire spostamenti e trucchi, fino ad arrestare i malviventi. 

L'operazione "Mai peggio" ha portato all'arresto di otto persone, sei in carcere e due ai domiciliari, mentre 10 sono indagate: devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Solo in provincia di Chieti, la banda ha colpito quasi 20 volte, perlopiù in provincia, ma in tre o quattro casi anche nel capoluogo. La base operativa era a Napoli, ma nel capoluogo partenopeo non c'è stata nessuna truffa, per evitare che gli investigatori risalissero ai responsabili. 

Il meccanismo usato è quello diventato ormai tristemente noto alle cronache, ma che ancora viene usato dai malviventi per colpire le persone più deboli. Prima alcuni componenti della banda partivano da Napoli verso la città bersaglio, per perlustrare i vari quartieri e individuare i più benestanti o eventuali sistemi di videosorveglianza. A quel punto, comunicavano le informazioni ai "telefonisti", che cercavano sul web le utenze registrate a quell'indirizzo, per poi iniziare a telefonare soprattutto di mattina, sperando di trovare persone anziane sole in casa. 

Una volta individuata la preda perfetta, si cercava di entrare in confidenza, carpire informazioni personali e dare il via alla sceneggiata, solitamente la truffa del figlio o nipote che aveva provocato l'incidente ed era sprovvisto di assicurazione. Il telefonista si spacciava per avvocato o per maresciallo dei carabinieri e, a quel punto, partiva la richiesta di denaro. A volte, veniva suggerito di contattare il 112: in questo caso, i truffatori non riagganciavano, lasciando la telefonata aperta e facendo così in modo di rispondere immediatamente alla vittima che però pensava di parlare con le forze dell’ordine.

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