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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Ortona

Si finge un dipendente della Sasi per farsi consegnare denaro, ma è una truffa e la società mette in guardia: "Non chiediamo soldi a domicilio"

L'episodio a Ortona, dove una donna ha ricevuto una visita per il controllo del contatore e si è vista chiedere 44 euro in contanti, ma l'uomo era un malintenzionato, così è scattata la denuncia ai carabinieri

Ha raccontato di essere un dipendente della Sasi e di dover controllare il contatore, chiedendo un compenso di 44 euro per il alvoro svolto. La padrona di casa, però, aveva solo 33 euro in contanti: gli ha consegnato le banconote, scusandosi e pregandolo di ripassare più tardi per prendere il resto del denaro. Solo dopo essersi confrontata con la figlia, si è resa conto che l'uomo era un truffatore e ha denunciato l'episodio ai carabinieri. 

È accaduto nei giorni scorsi a Ortona, come racconta i vertici della società che gestisce la risorsa idrica di 87 comuni della provincia di Chieti. L'azienda mette in guardia i cittadini: “Nessun dipendente della Sasi può chiedere soldi a domicilio per nessun motivo. Nessuna ragione giustifica la richiesta di un compenso”, precisa Manuela Carlucci, direttore area commerciale e amministrativa della Sasi.

Secondo quanto denunciato dalla vittima l'uomo, sui 40-45 anni, dall'aspetto tranquillo e affabile, si è presentato alla sua porta mentre la donna era sola in casa. Dopo aver finto di controllare il contatore e aver intascato i soldi, è andato via senza più tornare. 

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Si tratta dell'ennesima truffa messa a segno da malintenzionati con le trovate più varie. I balordi approfittano della buona fede, soprattutto di persone anziane e sole in casa, carpendo la loro fiducia per riuscire a sottrarre i soldi.

La raccomandazione che ancora una volta arriva dalle forze dell’ordine e pure dalla Sasi è di non consegnare mai denaro a nessuno e di non credere a chi, senza esibire nessun documento di riconoscimento, si spaccia per dipendente di una società.

“I nostri non chiedono mai soldi e sono pure riconoscibili e se c’è un minimo dubbio bisogna informare la società e le forze dell’ordine”, torna a ripetere Carlucci.

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