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Bloccato il sansificio di Treglio, Febbo: "Agricoltori nel panico". Lanci: "Io minacciato"

Esulta il sindaco, Massimiliano Berghella, dopo che la Regione Abruzzo ha bocciato la richiesta dei Sansifici Vecere di proseguire l'attività per altri 15 anni. Ma ora c'è un problema occupazionale: "Più di 400 frantoi bloccati". E in paese sale la tensione

Il sansificio di Treglio non riaprirà. E' stato infatti notificato ai Sansifici Vecere il parere negativo della Regione Abruzzo al rilascio dell'Autorizzazione unica ambientale (Aua) richiesta per proseguire l'attività per altri 15 anni. Il dinego è arrivato per ragioni igienico-sanitarie e urbanistiche. Anche dalla Asl era giunto il parere “non favorevole, considerato che non si conosce la qualità dell'aria della zona e che il sansificio può arrecare pericolo alla salute pubblica”. E subito infuria la polemica:

“Da cinquant’anni - sottolinea il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo - lo stabilimento Vecere è un punto di riferimento dei frantoi sia della regione Abruzzo e sia delle vicine regioni Marche e Molise. Oltre al danno arriva anche la beffa: la chiusura del sansificio causerà la perdita di competitività al settore olivicolo abruzzese aggravando i nostri produttori di olio di ulteriori costi di trasformazione visto che fino a ieri ricavano utile dalla vendita della sansa, ma da domani saranno costretti a smaltire, non si sa in quale maniera, questo ‘rifiuto’ con un aggravio di costi”.

In paese, adesso, si respira aria di tensione. Il leader dell'associazione Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, da sempre contro il sansificio, ha raccontato su Facebook di aver subito delle vere e proprie intimidazioni:

“Qualcuno è entrato nel mio negozio per aggredirmi verbalmente. Una visita davvero poco garbata accompagnata dalla promessa di veder scaricare 500 quintali di sansa davanti casa. Non solo. Il visitatore mi ha minacciato di querela di falso per avere sostenuto che le emissioni del sansificio sono fuori norma. Si, perchè a detta del "ben informato" il sansificio rilascia solo vapore acqueo. Peccato che la sentenza di luglio del Tribunale di Lanciano dica tutt'altro”.

Lanci precisa che “la riapertura del sansificio è un fatto gravissimo che danneggia tutti anche gli agricoltori e i frantoiani ai quali il sansificio, prima dell'inizio della stagione olearia, ha evidentemente confermato di poter trattare le sanse. Peccato che gli Amministratori del sansificio sapevano bene di non avere alcuna autorizzazione. Noi saremo sempre per il sostegno all'agricoltura ma non possiamo accettare i soprusi, perchè di questo si tratta”.

Sansificio Treglio-2

Ora la preoccupazione di tutti è di trovare un rimedio affinché non vengano penalizzati gli imprenditori agricoli e i frantoiani. Il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, è in contatto con l'assessore regionale alle Politiche agricole, Dino Pepe, e con il vice governatore Giovanni Lolli per “trovare una immediata soluzione al problema che si è creato per i frantoiani”. Il sansificio dovrà essere delocalizzato, ma nel frattempo si è creata una questione economico-occupazionale, come evidenzia anche Febbo:

“Siamo in piena campagna olearia ed è inconcepibile come l’unico sansificio regionale venga improvvisamente chiuso mettendo in ginocchio e in difficoltà sia i frantoi sia le aziende agricole che proprio in queste settimane sono in piena attività con la raccolta delle olive. Sono più di 400 frantoi per conto della 60.000 aziende agricole che conferiscono sanse allo stabilimento di Treglio. La Regione intervenga tempestivamente per riaprire e riattivare il sansificio ‘Vecere’ prima che venga danneggiata in maniera irreparabile la stagione 2017 della raccolta delle olive.

Il Comune di Treglio aveva chiesto che il procedimento autorizzativo venisse assoggettato a Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) dato che il sansificio Vecere si trova a ridosso di un Sito di interesse comunitario (Sic), il “Fosso delle farfalle”. L'autorizzazione di Vecere era scaduta il 21 dicembre 2016 e aveva ottenuto una proroga di 90 giorni all'esercizio, terminato a fine marzo 2017. La società avrebbe dovuto presentare un progetto in cui venissero individuate e adottate le migliori tecnologie disponibili, ma il progetto presentato non ha soddisfatto i criteri richiesti: di qui la bocciatura.

“Ci siamo presentati alla conferenza dei servizi – ricorda il sindaco Berghella – ribadendo il nostro no all'autorizzazione, tra le altre cose perché la società ha presentato un piano industriale identico a quello del 2011, quando scattò l'inchiesta della Procura di Lanciano con il sequestro dell'impianto produttivo e furono rilevate irregolarità e incongruenze nella struttura, che, così com'è adesso, è limitata e non è capace, a livello di emissioni, di rispettare i limiti imposti dalla legge, ad esempio per quanto concerne  il monossido di carbonio e altre sostanze inquinanti volatili”.

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