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Rubavano il rame su commissione, sgominata la banda dell'oro rosso

In manette sono finite tre persone, mentre altre tre sono attualmente ricercate. I carabinieri di Pescara li hanno controllati per settimane

Tre persone in manette e altre tre ricercati, ancora irreperibili. Questo il risultato dell'operazione "Cemento rosso", condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Pescara, che hanno sgominato una banda dedita al furto di rame tra le province di Chieti e Pescara. In manette sono finiti C.P., 31 anni, S.M.C., 30, entrambi di nazionalità romena, e G.D.A., 50 anni, di Spoltore, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e alla ricettazione di rame.

L’indagine è scattata a giugno 2016, dopo un un controllo della pattuglia in servizio di perlustrazione. In quell'occasione, alle 2.30 della notte, tre uomini romeni vennero fermati in via Raiale, nei pressi dell’ex cementificio, e i militari trovarono in loro possesso arnesi atti allo scasso. A quel punto, i carabinieri hanno deciso di avviare una complessa attività investigativa, protrattasi per circa tre mesi e condotta con l’ausilio d’intercettazioni telefoniche e video-ambientali, nonché con numerosi servizi di pedinamento. I militari hanno accertato l’esistenza di un’associazione criminale dedita alla commissione di furti consumati in aziende delle province di Pescara e Chieti.

Il materiale rubato veniva poi ricettato da G.D.A., titolare della ditta di smaltimento rifiuti non ancora ufficialmente attiva con sede a Miglianico. Questi si faceva consegnare cavi elettrici, quasi sempre già sguainati, che pagava in contanti direttamente alla banda, in base al peso. Tra l'altro, il capannone usato era lo stesso utilizzato negli anni passati da G.S. per la ricettazione e il furto di rame, scoperto in un'operazione degli stessi carabinieri di Pescara e finito nel 2015 con 25 arresti.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli arrestati arrivavano in tarda serata nei pressi dell'ex cementificio, a Pescara. L’autista, una volta scaricati i complici a poca distanza dalla ditta, rimaneva in attesa nascondendosi solitamente all’interno del parco posto di fronte alla porta carraia, fungendo da palo ed avvisando i complici, che nel frattempo erano intenti a tagliare e sguainare i cavi di rame dall’impianto elettrico, qualora il vigilante di turno entrasse per effettuare un controllo nei giri d’ispezione. Una volta asportati i cavi questi venivano nascosti nell’area retrostante lo stabile in mezzo e sterpaglie, ben celati, per poi essere recuperati in un secondo tempo. In questo modo si riusciva ad eludere i controlli, molto più probabili in orario notturno, con la refurtiva appena asportata. Solo la mattina successiva veniva recuperato il rame e poi portato capannone del 50enne. ;

I carabinieri hanno individuato il luogo della ricettazione monitorando gli spostamenti della banda e, grazie all'installazione di una talecamera, sono riusciti a documentare lo scarico della refurtiva consegnata con puntualità svizzera, ricevendo pagamenti in contanti per quanto lasciato. Ridottissimi i contatti telefonici tra i romeni ed il ricettatore, che avevano ideato un sistema talmente collaudato da evitare qualsiasi tipo di comunicazione; tale espediente però non ha impedito ai militari di scoprire la procedura grazie ad una sola telefonata nella quale il chiamante, fingendo di non conoscere l'italiano, gli diceva che stava passando da quelle parti per caso ed avendo notato un capannone di rifiuti gli chiedeva se avesse una batteria. La telefonata ha subito destato l’attenzione dei militari in quanto se la conversazione fosse stata genuina il romeno non avrebbe potuto avere il numero di cellulare di uno sconosciuto. 

Le incursioni al cementificio sono durate qualche settimana fino a quando i Carabinieri, accertato nel dettaglio il modus operandi, hanno deciso di intervenire. La notte del 19 settembre scorso, un equipaggio in borghese ha seguito a distanza la Mercedes con i 5 cittadini romeni a bordo. Il mezzo ha imboccato via Raiale in direzione Chieti e, giunto in prossimità dello stabilimento, ha lasciato quattro uomini che hanno scavalcato il muro di cinta. A quel punto, l’autista si è allontanato, fungendo da palo mentre gli altri, come al solito, si sono messi al lavoro.

Intorno alle 4, terminato di caricare il rame pulito dalle guaine di plastica, mentre stavano caricando l’oro rosso sulla macchina tornata a prenderli, sono stati bloccati dai militari della Compagnia di Pescara, che avevano cinturato la zona. I ladri non hanno avuto possibilità di fuga e sono stati fermati con 47 matasse di rame per un peso complessivo di 560 chilogrammi e per un valore di mercato di circa 4mila euro. Ancora maggiore il valore complessivo di quanto recuperato: circa 2 tonnellate di rame per un valore di circa 16mila euro. Al momento sono in corso le ricerche di 3 romeni destinatari della misura cautelare.

VIDEO: Sgominata la banda dei furti di rame

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