Cronaca

Tradizioni d'Abruzzo: il liquore Corfinio

Nato sul finire dell'Ottocento dalle mani dell'alchimista Barattucci, originario di Guilmi, fu riportato in auge nel 1988 da un discendente

Avete mai assaggiato, a fine pasto, magari dopo un bel menù a base di pasta alla chitarra e agnello, un sorso di Corfinio come digestivo? Se la risposta è no, forse non siete originari di Chieti è dintorni. 

Il Corfinio, infatti, è un liquore tipicamente abruzzese, creato dalle mani di Giulio Barattucci, nato nel 1834 a Guilmi, nell’entroterra vastese. Faceva parte di una famiglia esperta di erbe officinali così iniziò sin da giovanissimo a sperimentare fino a quando, a 24 anni, si trasferì a Chieti. 

Fu proprio nel capoluogo che nacque la sua riuscitissima creazione: un liquore da 39 gradi giallo come il sole, colorato con lo zafferano d’Abruzzo, realizzato con la sapiente combinazione di 42 fra erbe, semi e radici. Il nome deriva da una località in provincia dell’Aquila, la capitale della Lega italica contro Roma nel V secolo avanti Cristo, Corfinium appunto. 

Il liquore fu brevettato nel 1858, anni in cui Barattucci fu ammesso nel Cenacolo artistico abruzzese, dove incontrò personaggi del calibro di Gabriele d’Annunzio, Benedetto Croce, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella, e da Francesco Paolo Michetti. Fu proprio quest’ultimo l’ideatore della bottiglia del Corfinio, nota ancora oggi perché somiglia ad un’anfora. 

Il primo stabilimento di liquori fu aperto a Chieti, in via Gaetani d’Aragona, dove oggi c’è l’istituto industriale. Ma nel 1925 un incendio lo distrusse completamente e paralizzò la produzione di liquori. Poco tempo dopo, fu realizzata un’altra sede, in via Ferri. 

Il Corfinio d’Abruzzo registrò un triste declino negli anni Ottanta e sparì dagli scaffali nel 1974. Ricomparve 14 anni dopo, nel 1988, grazie alla caparbietà di un discendente di Barattucci.

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