Trabocco Turchino, parte a settembre il restauro da 120mila euro

Lo storico trabocco sarà demolito e ricostruito fedelmente, impiegando 100 pali di acacia e altri di pino. I lavori, perlopiù sponsorizzati da due imprese del teramano, dureranno dai 3 ai 5 mesi in base alle condizioni del mare. Saranno impiegati gru e mezzi subacquei

Inizieranno a settembre e dureranno dai 3 ai 5 mesi, in base alle condizioni del mare, i lavori di ricostruzione del trabocco del Turchino, a San Vito Chietino, danneggiato lo scorso autunno da una mareggiata violentissima.

Una delle meraviglie più antiche della costa chietina, realizzato nel 1860, sarà restaurato con 100 pali di acacia e altri di pino: un’operazione da 120mila euro, 40mila dalla Regione e gli altri da due sponsor privati, la Fireworks di Teramo, di Elio Di Blasio, e la Euromobili srl, azienda di Mosciano Sant’Angelo di Mariano Monaco. Il Comune, comunque, è in cerca di ulteriori contributi, magari provenienti da imprese della provincia di Chieti.

Sarà un’opera complessa, non solo perché dipenderà in gran parte da venti e maree, ma anche perché sul trabocco raccontato nel “Trionfo della morte” da Gabriele D’Annunzio, saranno impegnati mezzi via aria e via terra, gru e mezzi subacquei. Il periodo di inizio non è casuale: il mese di settembre, caratterizzato dalla luna calante, permette di tagliare l’acacia.

La conferma è arrivata questa mattina, nella conferenza stampa che il sindaco Rocco Catenaro ha convocato sul trabocco Punta Fornace. Con lui anche Mario Tenaglia, titolare dell’impresa che si occuperà di riportare a via nuova il trabocco di Punta Turchino, l’unico della costa di proprietà di un ente pubblico, su progetto del’architetto Anna Colacioppo.

Di fatto il trabocco sarà demolito e poi ricostruito fedelmente, in base ai documenti storici e alle fotografie che ne immortalano l’antico splendore. “Dopo aver delimitato l’area di intervento, su cui si posizionerà una gru a mare con un cestello – spiega Tenaglia – si procederà al taglio sott’acqua delle rotaie, ormai completamente deteriorate. Salveremo i fori sulle rocce esistenti, per farvi poggiare le nuove rotaie”.

La parte più delicata dell’operazione, però, è proprio la rimozione della struttura attuale, ormai fatiscente. E a chi ha accusato il Comune di un intervento tardivo per salvare un patrimonio tanto prezioso, Catenaro replica: “Così abbiamo la certezza di effettuare un lavoro radicale, con demolizione e ricostruzione. Non abbiamo mai preso in considerazione interventi manutentivi di risistemazione perché le rotaie dopo 25/30 anni vanno sostituite, non garantiscono più la disponibilità”.

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L’obiettivo del Comune di San Vito è di far diventare il trabocco di Punta Turchino un centro di cultura, magari gestito da un’associazione di respiro nazionale, che ne valorizzi anche la memoria storica. Un progetto che cammina parallelo a quello del Parco letterario Dannunziano. 

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