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Horror tour dell'inquinamento, i campioni finiscono sul tavolo del prefetto

Forum dell'acqua e Zona 22 sulle tracce dei 39 siti inquinati del Sir di Chieti Scalo, prelevano terreno e lo portano in prefettura, sollecitando un intervento urgente. "Non andiamo in procura - dicono - perché dopo l'assoluzione di Bussi è evidente l'impunità di questo Paese"

È stato un tour degli orrori sulle tracce dei 39 siti inquinati del Sir di Chieti Scalo quello organizzato questa mattina (lunedì 22 dicembre) dal Forum dell’acqua e da Zona 22. Una manifestazione per non far cadere l’attenzione sull’assoluzione per l’inquinamento di Bussi, e per chiedere che le autorità competenti si attivino non solo per cancellare la prescrizione sui reati ambientali, ma anche per bonificare tutte le aree gravemente inquinate in regione, più di un migliaio quelle già note.

Il viaggio è partito dalla collinetta di via papa Leone XIII, a Salvaiezzi, vicino al Centro Dama. Qui una relazione dell’università D’Annunzio ha individuato gravi livelli di inquinamento. Eppure non ci sono barriere ad impedire l’accesso all’area a ridosso della carreggiata, vicina al letto del fiume Pescara e alle abitazioni. Proprio qui gli ambientalisti, muniti di mascherine, guanti di lattice e tutte anticontaminazione, hanno raccolto campioni di terra. “È una vergogna – protesta Augusto De Sanctis – che le zone notoriamente inquinate non vengano bonificate. Qui potrebbero venire bambini a giocare senza alcun problema ad entrare”. Gli fa eco Fabiano Di Berardino di Zona 22: “Un’indagine epidemiologica ha dimostrato che l’inquinamento esiste. Noi abbiamo denunciato, ma i colpevoli non vengono condannati”. Per questo gli ambientalisti hanno adottato lo “sciopero della denuncia”.

Nel far luce sull’ennesimo attentato alla salute degli abruzzesi, non si sono rivolti alla procura, “perché è evidente l’impunità che vige in questo Paese”. Hanno bussato, invece, direttamente “allo Stato”, presentandosi, ancora in tenuta anticontaminazione, in prefettura. Al prefetto Fulvio Rocco De Marinis hanno consegnato i campioni del terreno raccolti, spiegandogli l’emergenza ambientale dello Scalo e non solo. Forum dell’acqua e Zona 22 hanno denunciato i tanti colpi inferti all’ambiente in Abruzzo negli ultimi decenni, dalla Montedison agli scarichi dei casalesi, “che negli anni Novanta venivano a scaricare a Chieti Scalo”.

Fra gli scandali più evidenti c’è la ex conceria Cap, in via Penne, dove già sei anni fa Arta e Asl rilevarono altissime concentrazioni di sostanze chimiche dannose per la salute. Tanto che un’ordinanza del Comune di Chieti del 2008 rilevò che nelle falde acquifere c’erano “solventi clorurati, idrocarburi pesanti e cromo III”, che contaminavano per un raggio di circa mille metri da quel sito.

Il prefetto ha assicurato che solleciterà le autorità competenti ad un intervento immediato. “Non è possibile – denuncia De Sanctis – che le Asl non dicano niente e noi non possiamo dire ai cittadini se l’acqua si può usare per lavare la verdura oppure no. L’inazione e l’ignavia sono troppo diffuse”. “La sentenza di Bussi – lamenta Renato De Nicola – ha messo a tacere organi importanti dello Stato. I cittadini ci continuano a segnalare cosa succedere, ma i colpevoli non vengono condannati”.

Oltre ad una bonifica rapida delle aree inquinate, iniziando dal renderle inaccessibili ai cittadini per evitare danni alla salute, Forum dell’acqua e zona 22 chiedono di azzerare la prescrizione per i reati ambientali e di introdurli nell’ordinamento giuridico, “senza riconoscere alcuna forma di beneficio per gli inquinatori”.

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