Cronaca

La Processione del Venerdì Santo torna a incantare la città di Chieti

Il Colle era pienissimo come di consueto, ieri, quando all'imbrunire migliaia di persone si sono fermate, intorno alla luce dei tripodi, in attesa della Via Crucis più antica d'Italia

La tradizione più antica della città di Chieti si è ripetuta ieri (venerdì 14 aprile), in occasione del Venerdì Santo. La tradizionale Via Crucis, ancora una volta, ha avuto il merito di risvegliare nei teatini che la conoscono a memoria, o in chi l’ha ammirata per la prima volta, sentimenti di fede e sacralità che difficilmente si trovano nel resto dell’anno. 

Merito dei simboli della processione teatina, da più fonti accreditata come la più antica d’Italia, se è vero che le sue origini risalgono addirittura all’anno 842 dopo Cristo, quando l’attuale cattedrale venne ricostruita a 41 anni dalla distruzione operata da re Pipino. 

Certo è che la processione del Venerdì Santo come la conosciamo oggi fece la sua comparsa ufficiale nel 16esimo secolo, con la nascita dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, che si occupa di allestirla e di preparare i simboli più significativi. I confratelli sono riconoscibili dal cappuccio nero, con cui sfilano a volto coperto nelle vie centrali della città di Chieti, seguiti e preceduti dalle altre confraternite cittadine, che invece indossano un cappuccio di colore bianco. Solo ai membri effettivi del Sacro Monte dei morti spetta il privilegio di portare i simboli della Madonna e del Cristo Morto, scortati dai valletti.

Ieri, ancora una volta, all’imbrunire la città si è fermata, il Colle si è riempito e intere generazioni hanno aspettato, fuori dalla cattedrale di San Giustino e in tutte le vie del centro, illuminate dai tripodi piazzati già dal giorno precedente, il passaggio del momento più atteso dell’anno. Un evento unico radicato nel cuore di tutti i teatini, che si svolge con ogni condizione atmosferica e qualunque evento nefasto abbia caratterizzato il resto dell’anno. Come accadde nel 2009, a pochi giorni dal terremoto che distrusse L’Aquila, quando la processione cambiò percorso per motivi di sicurezza, legati al timore di nuovi forti scosse. E i violini e i cantori si fermarono al belvedere della Civitella, intonando il Miserere verso il Gran Sasso. 

E proprio il Miserere, composto da Saverio Selecchy, intorno al 1740, rende ancora più unica e suggestiva la processione. Lo intano cantori, diretti dal maestro Loris Medoro, accompagnati da un’orchestra di violini, viole, violoncelli, flauti traversi, clarinetti, fagotti e sassofoni, diretta dal maestro Peppino Pezzulo. Note inconfondibili, simbolo univoco della processione teatina, che ancora una volta, dopo secoli, ha compiuto il miracolo di far fermare e unire l’intera città.

VIDEO: Il Miserere di Selecchy incanta più di 20mila persone

VIDEO: Le prove del Miserere in cattedrale

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