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Un momento dell'assemblea aperta

Un momento dell'assemblea aperta

Thales, all'assemblea aperta l'impegno di Lolli e Di Primio contro la chiusura

A rischio ci sono 100 lavoratori specializzati nelle alte tecnologie per la difesa, che temono lo smantellamento del sito teatino, centro di eccellenza unico in Italia. Dopo 8 procedure di mobilità e assunzioni ferme da 4 anni, chiedono alla politica di scongiurare la fine

All’assemblea aperta dei lavoratori del gruppo Thales, fra tanti invitati noti, partecipano solo il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio. All’ordine del giorno un solo punto: evitare la chiusura dello stabilimento teatino, che si occupa di alte tecnologie per la difesa, dalla radio del soldato, alla difesa elettronica di comunicazione, dagli amplificatori di potenza ai sistemi di localizzazione dove non c’è copertura Gps. 100 colletti bianchi, per la maggior parte uomini, ma con una capace rappresentanza femminile, che ogni giorno lavorano per ministeri, Protezione civile, forze speciali e Vigili del fuoco.

Questi 100 fanno parte dei 67mila dipendenti Thales in 55 paesi, fra i quali 5 siti italiani. Chiuso quello di Napoli, dove operavano appena 3 persone, i sindacati stanno trattando per quello di Roma, dove su circa 55 dipendenti, 27 saranno trasferiti nella sede centrale di Sesto Fiorentino. E a Chieti la situazione non è migliore. Dopo 8 procedure di mobilità, si fa sempre più insistente la voce di una chiusura. Ipotesi mai smentita dal neo amministratore delegato Fabrizio Monsani, ma che i sindacati vogliono evitare a tutti i costi.

Così, questa mattina (giovedì 11 dicembre) Fiom, rsu e dipendenti hanno invitato le istituzioni a discutere un piano comune per evitare l’ennesimo disastro occupazionale della Val Pescara. Aggravato dal fatto che, insieme ai posti di lavoro, andrebbero perse competenze altissime. “Questa volta – intima il segretario Fiom Davide Labbrozzi, presente con il segretario Cgil Germano Di Laudo – non ci faremo scippare il lavoro da nessuno. Questa realtà non gliela faremo toccare”. Il riferimento, chiaro, è alle altre aziende del territorio che una dopo l’altra, negli anni, hanno chiuso i battenti. E del fiume de lavoratori che al suono delle sirene si riversava nelle strade della zona industriale, oggi, rimane solo il ricordo di chi ha qualche primavera sulle spalle.

Il primo a portare la solidarietà ai lavoratori è il sindaco Umberto Di Primio, che si impegna in prima persona e in rappresentanza del Comune “a prendere parte alle iniziative in difesa del sito Thales di Chieti”. “Non voglio partecipare – dice alla platea – all’ennesimo funerale di un’azienda del nostro territorio”. Le ferite più recenti portano con la memoria a Sixty e Burgo, ma andando a ritroso nel tempo c’è un elenco ancora più folto.  

La storia della Thales, invocano i dipendenti che lavorano qui da decenni, deve essere diversa. Perché, nata nel 1946 come Telettra, passata poi sotto il controllo di Alcatel (1998), Thompson (1998), quella che dal 2001 è Thales, dal 2004 sotto il controllo di Thales Italia spa, è un centro di eccellenza in più settori. In più, la sede teatina è l’unica in Italia ad avere uno stabilimento di proprietà, e l’unica in Europea dotata di certificati ambientali. Chiuderla sarebbe un sacrificio grandissimo, anche per i 200 lavoratori dell’indotto, che si sommano ai 100 dipendenti della multinazionale.

È il vicepresidente Lolli a fornire, almeno negli annunci, il supporto più pratico. “L’Abruzzo – dice – è una regione industriale e su questo dobbiamo basare il nostro futuro, oltre a difendere questi 100 posti di lavoro. Io condivido le vostre preoccupazioni, c’è il rischio che si smantelli questa sede. Ma stiamo vedendo come poter rendere ancora più attrattivo questo sito e magari fare in modo che la Thales decida di adottare questo territorio”. Il timore dei sindacati, infatti, è che ci sia un progetto per smantellare le sedi periferiche, per accentrare tutte le eccellenze in Toscana. “La Regione – prosegue Lolli – metterà a disposizione le risorse di derivazione europea e tutti gli strumenti possibili per rendere questi territori attrattivi. Vorrei sedermi in un tavolo di confronto con Thales per dare un futuro più certo ai 100 lavoratori e a tutto l’Abruzzo”. I contatti ci sono già stati, un incontro era stato fissato il mese scorso, ma l’azienda ha poi disdetto l’appuntamento senza fissarne uno nuovo. Il primo passo, sebbene informale, c’è stato oggi: Lolli ha incontrato per pochi minuti il direttore del business Difesa di Thales, Giovanni Cascella. Un incontro informale, che però potrebbe costituire il primo vero contatto delle istituzioni con i vertici della multinazionale. 

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