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Test Medicina alla D'Annunzio, il dietrofront del ministro

L'annuncio sui social network ieri sera: gli oltre 300 candidati dell'ateneo teatino non dovranno ripetere l'esame per contendersi gli 83 posti disponibili. Saranno "neutralizzate" due domande per area considerate non pertinenti dagli addetti ai lavori

Le prove di accesso alle scuole di specializzazione di Medicina non vanno ripetute. Tirano così un sospiro di sollievo gli oltre 300 aspiranti specializzandi che, fino alle notizie diffuse ieri dal ministero dell'Istruzione, venerdì 7 avrebbero dovuto ripetere i test già sostenuti il 29 e 31 ottobre per uno scambio di quiz causati da un errore del consorzio Cineca, che ha spinto alle dimissioni il presidente Emilio Ferrari. 

La notizie è stata diffusa nella serata di ieri (lunedì 3 novembre) direttamente dai canali social del Miur, diffondendosi rapidamente fra quanti ancora non si rassegnavano ad un errore così eclatante. Riunita la commissione nazionale incaricata di validare le domande dei quiz e interpellata l'Avvocatura dello Stato, si è deciso di "neutralizzare" due quesiti considerati non pertinenti per l'area medica in concorso, lasciando validi gli altri 28 quiz.

Inizialmente, però, il ministero aveva deciso di far ripetere gli esami, a causa di uno scambio nel blocco di domande destinate alle scuole di specializzazione in Medicina per l’area medica e a quelle per i Servizi clinici. Così i malcapitati dottori in cerca di un posto per specializzarsi, che avevano già sostenuto le prove il 29 e il 31 ottobre, sarebbero dovuti tornare sui banchi venerdì 7 novembre, proprio il giorno in cui sarebbero dovute uscire le graduatorie nazionali. Ogni candidato, infatti, ha sostenuto la prova nella sede più vicina alla sua città di residenza, indicando le sedi prescelte per specializzarsi in caso di esito positivo, secondo lo scorrere della graduatoria.

L’ipotesi dell'annullamento dell’esame ha generato non poco caos. Non solo perché i candidati, per poter affrontare la prova, hanno sostenuto spese non indifferenti fra viaggi, alberghi e preparazione, senza contare il peso emotivo nel tentativo di conquistarsi un posto. Ma anche perché l’esame di ammissione finito nella bufera era il primo organizzato a livello nazionale e non più direttamente dagli atenei, per evitare “sponsorizzazioni” o favoritismi. E c'è chi ha interpretato l'errore come una sorta di boicottaggio contro un sistema giudicato, almeno sulla carta, più equo. 

I dipartimenti di Medicina hanno fornito soltanto i computer, ma a causa dell’esiguo numero, i candidati sono finiti nelle sedi di alcune scuole superiori o addirittura all’università di Teramo, che non ha il corso di laurea in Medicina. Alla D’Annunzio i posti a concorso sono 83, che si dividono fra i 13 nella scuola di specializzazione di Anestesia e rianimazione, 6 a Pediatria, 5 a Medicina interna, malattie cardiovascolari e radiodiagnostica, 4 Oftalmologia e Urologia, 3 rispettivamente a Medicina dello sport, Ginecologia, Geriatria e Ortopedia.

Il dramma sembra risolto. Resta, però, la figuraccia per un ministero contro cui in migliaia protestano, chiedendo le dimissioni del ministro Stefania Giannini, ipotesi auspicata sopratttutto da Azione Universitaria e dal Movimento Italiano specializzandi. Tutto nell'anno in cui il nuovo sistema avrebbe dovuto rivoluzionare i test organizzati fino ad oggi

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