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Terremoto L'Aquila, sei arresti per sfruttamento manodopera straniera

Sei persone in carcere nell'ambito di una nuova inchiesta legata alla ricostruzione post-sisma. Gli operai venivano sfruttati, sotto la costante minaccia di essere licenziati o non richiamati a lavorare a scopo punitivo, minacciati, intimiditidai capi

Dalle prime ore del mattino i carabinieri del comando provinciale dell'Aquila, insieme ai reparti territoriali competenti, stanno eseguendo una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di una associazione per delinquere, composta da soggetti residenti in Abruzzo e Romania, operante nel settore della ricostruzione post-sisma. L'indagine, coordinata dalla procura distrettuale dell'Aquila e denominata 'social dumping', ha messo in luce un'organizzazione dedita al reclutamento e allo sfruttamento di flussi di manodopera provenienti dall'est Europa.

A quanto si apprende sarebbero sei le persone arrestate.

Dalle indagini è emerso che gli operai venivano sfruttati, sotto la costante minaccia di essere licenziati o non richiamati a lavorare a scopo punitivo per una settimana, minacciati, intimiditi. Tutto ciò attraverso la sistematica retribuzione al di sotto dei tetti salariali di categoria per la corresponsione ad un salario giornaliero di 50 euro a fronte di una giornata lavorativa di 10 ore.

Per la prima volta a L'Aquila è stato contestato anche il reato di autoriciclaggio, recentemente introdotto. I dettagli dell'operazione saranno illustrati dal capo della procura distrettuale antimafia, Fausto Cardella, nel corso di conferenza stampa alle aa presso il Tribunale aquilano.

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