Sversamento tra San Martino e Dragonara, sopralluogo di forestali e guardia costiera

A novembre la situazione era già stata segnalata dalle guardie ambientali del Wwf, che in un esposto avevano messo a disposizione dei militari anche il loro materiale fotografico

Carabinieri forestali e guardia costiera hanno effettuato un sopralluogo, questa mattina, nell'area del fiume Pescara tra Dragonara e San Martino, nelle vicinanze del depuratore in zona Salvaiezzi, diventata tristemente famosa negli ultimi giorni per la comparsa di una chiazza d'acqua di color marrone.

Lo sversamento era già stato segnalato alle autorità lo scorso novembre dal Wwf, che lo aveva notato durante un'attività di vigilanza delle sue guardie ambientali lungo il fiume. 

In particolare, il 21 novembre, l'associazione aveva inviato una nota con tanto di fotografie al comando Regione dei carabinieri forestali, dando indicazioni precise.

Pochi giorni prima, il 18, le guardie Wwf avevano avvertito cattivi odori e ne avevano seguito la scia, per imbattersi nello scarico da cui, come scrissero nella segnalazione, "nonostante il fiume avesse una portata di piena con acque marroni cariche di sedimenti, fuoriusciva copiosa e abbondante acqua di colore nero e densa che faticava a mescolarsi con le acque di portata del fiume; da lì l’odore era insopportabile”.

L’ispezione, ripetuta già in giorno dopo e in varie altre successive occasioni, ha confermato il perdurare del problema, evidente anche questa mattina, quando le guardie del Wwf si sono incontrate sul posto con i militari, mettendo a loro disposizione il materiale raccolto in questi mesi.

"Il lavoro di controllo del territorio svolto dalle nostre guardie ambientali – sottolinea la presidente del Wwf Chieti-Pescara, Nicoletta Di Francesco – è davvero enorme, ed è stato portato avanti per quanto possibile e nel pieno rispetto delle regole anche in questi difficili mesi di emergenza sanitaria. Vorrei tuttavia ricordare che si tratta di volontari che sacrificano il proprio tempo libero per operare in favore della comunità e non possono essere presenti ovunque e sempre. Devono essere tutti i cittadini a 'sorvegliare' il proprio territorio, segnalando ogni anomalia alle autorità competenti. Noi operiamo proprio in questo modo perché ci interessa cooperare per risolvere i problemi e per individuare eventuali comportamenti scorretti e non collezionare consensi sui social. Per questo, e per non intralciare il lavoro degli inquirenti, molte volte gli esposti non vengono pubblicizzati, come è avvenuto in questo caso".

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