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Stefano da bambino

Stefano da bambino

"Cosa ne sapete voi di un'adozione?", il messaggio di Stefano diventa virale

Un 28enne di Chieti, adottato quando aveva appena 12 giorni, ha portato all'attenzione la sua storia nel "dibattito virtuale" sul tema delle adozioni. Il suo post è diventato virale con oltre 4500 condivisioni

Stefano Di Cesare ha 28 anni ed è di Chieti. E' stato adottato quando aveva appena 12 giorni. Da allora la sua vita è stata piena d'amore. Un sentimento così grande che non gli ha mai fatto venire voglia di indagare sulle sue origini. Per questo quando il dibattito sulle adozioni si è acceso, il 29 febbraio ha deciso di pubblicare sul suo profilo Facebook la storia della sua adozione.

"Mi chiamo Stefano, ma per dodici giorni della mia vita il mio nome è stato Matteo. Così mi avevano chiamato gli infermieri di un reparto di maternità. Sono stato adottato il 17 aprile del 1987. Dodici giorni prima, una persona che, per motivi a me sconosciuti, non poteva prendersi cura di me, mi ha 'abbandonato' in un ospedale. La chiamerò 'mamma vera', come amavano definirla i miei compagni di scuola quando provavo - invano - a spiegar loro che per 9 mesi non ero stato nel pancione di quella adorabile donna che veniva a prendermi quando suonava la campanella, ma che quella donna era comunque la mia mamma. Sono stato adottato da due magnifiche persone che per molti anni non hanno desiderato altro. Due persone che, prima di accogliermi nella loro vita, hanno sofferto tanto. Avere un bambino, questo è tutto quello che volevano. Ci hanno provato più volte, per anni, senza successo. Avere un figlio da crescere, da amare fino allo spasmo, da iscrivere in piscina, da portare in montagna. Per ventotto anni, quasi ventinove, sono stato schifosamente felice. Ho ricevuto tanto di quell'amore da chiedermi se fosse giusto, se lo meritassi. Ne ho ricevuto così tanto da non voler indagare sulle mie origini, sulla persona che mi ha concepito".

Il messaggio si conclude invitando a non dare giudizi sull'argomento se non si ha la minima di idea di quanto amore riceverà un bambino adottato, a prescidere da chi.


"Ho avuto la possibilità di fare tutto quello che volevo: giocare a calcetto, a pallavolo, leggere gli almanacchi di Topolino, comprare quella giacca, quei Lego, quelle videocassette. Imparare l'inglese, lo spagnolo, il francese, leggere Palahniuk. Avere dei cani, andare a vivere in paesi diversi dal mio, viaggiare, iscrivermi all'università, lavorare. Ma, cosa più importante di tutte, ho imparato ad amare ed essere amato. Credo questo sia l'unico vero diritto di un bambino. Essere amato da qualcuno che gli dimostri come stare al mondo, cosa sia l'amore. Come AMARE la vita, il mondo, gli amici. IL SESSO delle persone che gli insegneranno tutto ciò, è secondario. Vedo tante persone riempirsi la bocca di argomenti che riguardano l'adozione. Cosa ne sapete voi di un'adozione? Avete adottato un bambino? Ci siete andati vicino? Avete regalato una vita felice a qualcuno? Avete una vaga idea di quanto amore riceverà una bambina adottata da due padri/due madri/due coccodrilli? Avete la minima idea di quanto sarà felice il bimbo adottato da quei commessi gay di Baltimora o quelle manager lesbiche di Stoccolma? Beh, se la vostra risposta a anche una sola di queste domande è NO, fatemi - e soprattutto fatevi - un favore: parlate d'altro".

Da quel giorno, il post ha superato le 4500 condivisioni finendo, oltre che sulla bacheca di tantissime persone, su numerose fanpage di associazioni ed enti sensibili alla tematica. In moltissimi hanno contattato Stefano per ringraziarlo, confrontarsi, complimentarsi e magari anche dissentire sull’argomento. Durante il picco del dibattito sulla proposta di legge sulle unioni civili, in particolare sull’articolo relativo alla "stepchild adoption" (adozione del figlio affine), Stefano ha avvertito l'esigenza di dire la sua portando all'attenzione le proprie sensazioni su una tematica che lo tocca in modo particolare. 

“Leggevo commenti, critiche, prese di posizione radicali e mi sono chiesto: ma tutte queste persone sanno cosa significa essere adottato? Hanno provato a guardare il mondo dal mio punto di vista?” In sostanza, Stefano ha chiesto ai suoi contatti uno sforzo in più, una riflessione ulteriore prima di esprimersi pubblicamente, senza freni, in una piazza virtuale fatta anche, purtroppo, di tantissima disinformazione ma, soprattutto, confusione. 

Stefano è stato adottato ad appena 12 giorni di vita da Paolo e Oriana una coppia che desiderava adottare un bambino. Vive a Chieti Scalo dove è tornato da poco dopo un'esperienza di lavoro a Torino. Ama leggere, viaggiare, è innamorato delle lingue straniere e gestisce una community in cui scrive di musica alternativa che conta migliaia di membri.

“Ho portato all'attenzione la mia storia, uno dei tanti episodi di adozione, perché mi andava di sottolineare ciò che penso conti davvero per ogni figlio: l’amore che i genitori riescono a trasmettergli. Come posso sapere se c'è differenza tra l'amore che una coppia etero, un single o una coppia di omosessuali offre ai propri figli? Non comprendo come tante persone, che oltretutto non si sono mai relazionate in modo diretto con un'adozione o un affidamento, possano emettere giudizi crudi, parlare dell'argomento quasi fossero esperti."

A distanza di due settimane, il post continua ad essere visualizzato, come spesso accade su Facebook quando qualcuno dice la sua senza mezzi termini, un elemento da non sottovalutare. "Questa è una cosa che sui social succede quotidianamente, e di solito lascio correre ma stavolta toccava qualcosa di profondamente "mio", così quel post è saltato fuori di getto, praticamente si è scritto da solo. Ovviamente ha fatto scalpore, succede sempre quando qualcuno si mette a nudo su un qualcosa di così privato. Quello di cui non si tiene conto - spiega Stefano - e a questo non posso che oppormi, è la consapevolezza che di sicuro crescere in un orfanotrofio non è di certo meglio che essere adottato da persone che ti amano, di qualunque sesso, religione o etnia essi siano".   

Tantissimi i messaggi, anche pieni di critiche ovviamente, ma la soddisfazione più grande è stata "sentire tante persone che, dopo aver letto il mio post, hanno cambiato opinione o meglio l'approccio da tenere quando si parla di temi così delicati. Questo sarà sempre, per me, motivo d'orgoglio." 


 

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