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LETTORI Dove è finita la statua di Giovanni Chiarini?

Eugenio Di Francesco ha scritto una lettera alla Soprintendenza per sapere quando e dove il busto verrà ricollocato. Dopo i lavori di rifacimento della Villa Comunale si sono perse le tracce della statua

"Dove è finita la statua di Giovanni Chiarini?" E' la domanda che si pone Eugenio Di Francesco, noto commerciante teatino, titolare di un negozio di articoli sportivi e maestro di sci.

Di Francesco ha scritto una lettera ala "Direzione Regionale per i Beni Culturali e paesaggistici dell'Abruzzo" de L'Aquila, dove scrive: "E' da molto tempo che girando la Villa Comunale non riesco a trovare più la statua di Giovanni Chiarini, esploratore teatino morto a soli 29 anni" , pertanto, chiede innanzitutto di sapere a nome della cittadinanza di Chieti "che fine abbia fatto".

Negli ultimi anni a seguito di alcuni lavori di rifacimento della Villa Comunale, il glorioso busto di Chiarini pare che sia stato, insieme ad altri storici busti, rimosso ed inizialmente depositato ad ammuffire  in un magazzino di proprietà comunale e da quel momento si sono perse le tracce della statua, finita successivamente chissà dove.

Ormai i lavori di ristrutturazione della Villa sono finiti e da più parti i cittadini attenti alla memoria, all'identità  cittadina e alla tutela del patrimonio storico e artistico, si chiedono dove è finita la statua di Chiarini? Quando e dove verrà ricollocata ?
 

Giovanni Chiarini era un esploratore teatino del XIX secolo salito alle cronache nazionali ed internazionali per essere stato scelto per la spedizione ai laghi equatoriali organizzata dalla Società Geografia Italiana guidata dal grande geografo perugino Orazio Antinori. Chiarini arrivò nella regione etiopica dello Scioa nell'agosto del 1876. Lasciato a Let Marefia l'Antinori incapace di proseguire per motivi di salute, nel maggio 1878 proseguì assieme ad Antonio Cecchi, capitano di marina venuto in loro soccorso, verso meridione. I due esploratori raggiunsero il regno del Limu incontrando gravi difficoltà dovute all'asperità dei luoghi ed all'ostilità di vari capi locali. Nel febbraio 1879 furono costretti ad arrestarsi presso la residenza della regina di Ghera che, credendoli agenti del re dello Scioa Sahle Mariam (poi divenuto imperatore d'Etiopia con il nome di Menelik II), li imprigionò. Qui Chiarini, provato dagli stenti e dalla malaria, morì il 5 ottobre 1879 tra le braccia di Antonio Cecchi. Come scrisse il giornalista Fernando Aurini in un articolo pubblicato sul "Giornale d'Italia" del 6 ottbre 1957, pare che il Chiarini, prima di spegnersi, chiamato Cecchi vicino a sé, gli avrebbe detto: "Mio caro, riferisci alla Società Geografica che io muoio sulla breccia per fare il mio dovere; che mi dispiace, più che morire, non poterlo compiere fino all'ultimo, fino ai Laghi Equatoriali, dove la nostra spedizione doveva giungere. Saluta tutti i signori della Società, e non dimenticare di baciare per me la povera mamma mia". Antonio Cecchi, che fu poi liberato l'anno successivo alla morte del Chiarini, riuscì a dargli degna sepoltura.

 Il suo impavido coraggio e la sua triste sorte commossero profondamente l'opinione pubblica italiana e la sua figura, esaltata dalla più accesa stampa nazionalista dell'epoca, assunse un'importanza decisiva nel suscitare un maggiore coinvolgimento italiano in campo coloniale. Nel 1884, cinque anni più tardi, l'africanista Augusto Franzoj, grazie all'aiuto di Menelik, riuscì a riportare in patria la salma del Chiarini, alla quale la natía Chieti rese solenni onoranze funebri e pose un suo busto monumentale commemorativo proprio nella Villa Comunale della città in Piazza Mazzini.

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