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Finanza smantella holding dello spaccio, arresti anche a Chieti

Blitz della finanza di Pescara all'alba contro un'organizzazione criminale composta da cittadini senegalesi specializzata nel traffico e spaccio di stupefacenti. Ventinove gli arresti

I finanzieri del Comando Provinciale di Pescara hanno eseguito una ordinanza di misura cautelare nei confronti di 29 persone: 8 in carcere, 11 ai domiciliari e 10 obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, appartenenti una organizzazione senegalese specializzata nel traffico e spaccio di stupefacenti e molto attiva in Abruzzo e fuori regione.

Le operazioni, anche con l’ausilio di 4 unità cinofile e di un elicottero MCH 109A Nexus hanno riguardato anche il territorio di Chieti, oltre a Pescara, Teramo e le province di Roma, Varese, Torino, Frosinone e Pisa.
In Abruzzo il sodalizio criminale gestiva attraverso propri affiliati, veri e propri “responsabili d’area”, un fitta rete di “operai dello spaccio”, quasi tutti di etnia senegalese, capace di coprire tutta l’area metropolitana e in particolare il litorale adriatico da Silvi Marina a Francavilla al Mare.

Le investigazioni delle Fiamme Gialle pescaresi hanno preso le mosse da un sequestro di una piccola quantità di marijuana operato nel mese di ottobre del 2013 nei confronti di un consumatore occasionale che si era rifornito presso un residence di Montesilvano, rivelatosi poi la roccaforte dell’organizzazione. Oltre ai pedinamenti e ai servizi di osservazione, decisive sono state le intercettazioni telefoniche, risultate oltremodo difficoltose sia perché le conversazioni avvenivano in codice ed in lingua madre senegalese, nel dialetto “wolof”, sia per l’estrema mobilità degli indagati che, peraltro, erano soliti cambiare molto spesso utenze.

Sul territorio operava una vera e propria “holding”, capace di muovere anche più di chili di stupefacenti a settimana, gestita soprattutto da M. A., senegalese di 37 anni già in stato di arresto per precedenti condanne.
La permanenza dei corrieri in Italia era sempre di breve durata ed esclusivamente finalizzata a guadagnare il più possibile per poi poter rientrare nel paese di origine.  Il canale di approvvigionamento degli stupefacenti era diversificato: la marijuana proveniva dall’Albania tramite corrieri albanesi o, alternativamente, reperita a Roma e trasportata a Pescara da corrieri senegalesi; le droghe pesanti, invece, entravano in Europa dal Belgio, venivano portate a Torino e, da quella città, tramite “ovulatori” di etnia senegalese.

Oltre ai pedinamenti e ai servizi di osservazione, decisive sono state le intercettazioni telefoniche, risultate oltremodo difficoltose sia perché le conversazioni avvenivano in codice ed in lingua madre (senegalese – dialetto “wolof”), sia per l’estrema mobilità degli indagati che, peraltro, erano soliti cambiare molto spesso utenze. In alcuni casi la banda, per sfuggire ad eventuali intercettazioni utilizzava schede telefoniche intestate ad ignari cittadini. Quasi cento le utenze intercettate, migliaia le ore di ascolto ininterrotto per oltre cinque mesi.

Le misure oggi in esecuzione si aggiungono ai 21 arresti in flagranza di reato già eseguiti nel corso delle indagini che hanno portato alla denuncia in totale di 93 persone ed al sequestro di circa 39 chilogrammi di marijuana, 3,2 chilogrammi di eroina, 200 gr. di cocaina, nonché di circa 20.000 euro in contanti

I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari di Pescara, Gianluca Sarandrea, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Gennaro Varone.

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