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La chiesa di Santa Filomena

La chiesa di Santa Filomena

La Soprintendenza dice no ad una piazza a Santa Filomena

Dopo l'ordine del giorno del 2012, arriva il parere contrario per vincoli di edificabilità, data la vicinanza con l'antico tratturo e con la prestigiosa Villa Mezzanotte. E il consigliere Bucci, che già 3 anni fa si era opposto, si scaglia contro la cementificazione rischiata

La Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici dice no alla realizzazione di una piazza di fronte alla chiesa di Santa Filomena. L’area, infatti, è soggetta a diversi vincoli edificatori, non solo perché sorge a ridosso di un antico tratturo, ma anche perché vicina a Villa Mezzanotte, edificio realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, su fondamenta del Settecento.

E dopo il parere della Soprintendenza il capogruppo del Gruppo Misto Enrico Bucci si scaglia contro coloro che avevano pensato, quasi 3 anni fa, di cementificare una zona tanto prestigiosa, che negli anni scorsi diversi cittadini si sono impegnati – seppure con poco successo - a riportare in vita.

Nel 2012, infatti, Bucci si era opposto fermamente all’idea, contenuta in un ordine del giorno firmato dal presidente della commissione Urbanistica, dell’Udc e del Pdl. Quel documento impegnava sindaco e giunta “a dar corso a tutti gli atti amministrativi che necessitano per l’individuazione di aree urbane, per piazze e/o luoghi di aggregazione, localizzate in Santa Filomena di Chieti, possibilmente nel contesto urbano prospiciente la Chiesa stessa di Santa Filomena”. L’obiettivo, dunque, era quello di creare una piazza che aggregasse i cittadini della contrada.

“In quell’occasione – ricorda Bucci – rilevai l’ambiguità della richiesta, per il fatto che si usasse nell’ordine del giorno il termine ‘questa importante opera pubblica’, come fosse già qualcosa di ideato e progettualmente da definire, e non invece un’idea generale da verificare”. Il capogruppo del Gruppo misto contestò anche le parole “contesto urbano prospiciente la Chiesa stessa di Santa Filomena”, proprio per il prestigio dell’area, che comunque è a ridosso della strada statale Tiburtina.

“Chiesi – prosegue Bucci - di chiarire le intenzioni reali che si celavano dietro l’ordine del giorno, offrendo naturalmente la mia disponibilità. Chiarimenti che non mi sono stati mai forniti!”. Tre anni dopo arriva la contrarietà della Soprintendenza, “parere – puntualizza il consigliere – che coincide con le considerazioni allora da me svolte in consiglio comunale e che ho nuovamente riconfermate nella più totale indifferenza, come se l’ordine del giorno non ci fosse mai stato”.

Un tutt’uno storico, sociale e culturale di primordine, quale quello della  Villa Mezzanotte, della Chiesa Santa Filomena e del Tratturo, ha rischiato di scomparire attraverso una volgare operazione di cementificazione”, tuona Bucci. E ora che un’istituzione importante come la Soprintendenza gli ha dato ragione, arriva la resa dei conti. “È stucchevole – accusa - che in un’assise comunale si possano affrontare tematiche che riguardano l'identità della Città con cotanta superficialità e senza alcuna conoscenza dei brani della sua storia, nel mentre taluni campioni politici senza valore si riempiono la bocca di inutili, sterili rivendicazioni sul ruolo della città e sulla necessità che non si abbia Chieti divisa in due parti”.

Per questo, in vista delle prossime elezioni comunali di maggio, invoca “grande qualità della classe politica” e “la cultura del recupero delle testimonianze storico-architettoniche”. E invita tutti i candidati, non solo quelli a primo cittadino, ad intervenire sull’argomento: “Non per farne inutili primarie politiche, ma una sorta di accertamento delle qualità culturali e di attaccamento alla città”.  

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