Cronaca

Sixty: proprietà annulla l'incontro, dipendenti occupano la reception

Oggi sarebbero dovuti andare a Roma al ministero dello Sviluppo economico, ma l'azienda si è tirata indietro. Resteranno finché non saranno ricevuti. E i capigruppo in comune indicono consiglio straordinario con audizione di Chiodi

Due pullman erano già prenotati per oggi (venerdì 14 settembre). Alle prime ore del mattino cento lavoratori della Sixty sarebbero partiti per Roma, dove avrebbero incontrato i vertici dell’azienda nella sede del ministero dello Sviluppo economico. Ma ieri sera alle 19.30 è stato tutto annullato: la Sixty si è resa indisponibile.

Così stamani i dipendenti del gruppo tessile hanno occupato la reception della sede di via Piaggio. “Non ce ne andiamo – spiega Giuseppe Rucci, Filctem Cgil - restiamo qui finché l’azienda non ci riceve”. Recentemente il marchio di moda è passato nelle mani del fondo d’investimento Crescent Hide Park, con sede alle isole Cayman. E i 414 lavoratori temono che in breve tempo tutte le attività della Sixty si trasferiranno all’estero. Dopo l’azione eclatante dei due dipendenti rimasti 3 giorni sul terrazzo della Sixty, la protesta torna a coinvolgere tutti i lavoratori. Al momento l’azienda tace, anche se gira voce, non confermata ufficialmente, che i sindacati saranno convocati il 20 settembre. 

Ai dipendenti in sciopero non è mancata la solidarietà della politica, dal senatore Alfonso Mascitelli (Idv), al consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc), al coordinatore regionale Giovani Idv, Giampiero Riccardo, fino al consigliere comunale Riccardo Di Gregorio (Rc). Proprio quest’ultimo si è fatto promotore di un’iniziativa accolta con favore dagli altri capigruppo: indire un consiglio comunale straordinario con audizione del presidente della Regione, Gianni Chiodi

La vicinanza più assidua ai lavoratori della Sixty in fermento arriva dai giovani del Partito comunista dei lavoratori, che da 10 mesi ogni giovedì partecipano alle riunioni con i dipendenti dell’azienda tessile. “Crediamo nella ricollocazione di tutti i lavoratori – spiega il coordinatore Gianpaolo Zagami – come unico mezzo per far valere i propri diritti. Questa manovra – prosegue – è un fallimento mascherato: si sta facendo pagare ai lavoratori la crisi di un’azienda che negli anni non ha più investito nella ricerca di moda. È una forma di ingiustizia sociale: i lavoratori sono le vittime della crisi e non devono scontarla”.

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