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Simboli della città: il Gran Caffè Vittoria e i versi di Mario D'Alessandro

Nato nel 1920 come Gran Caffè Roma, assunse la sua denominazione attuale solo nel 1936. Celebrato anche in un film, ecco la poesia dedicata allo storico bar teatino

Non c’è teatino che non abbia fatto colazione o un aperitivo allo storico Gran Caffè Vittoria, nel cuore del centro cittadino. Di Proprietà della famiglia D’Orazio da meno di 30 anni, è uno dei caffè storici d’Italia, nato nel 1920, con il nome Gran Caffè Roma, anche se già qualche anno prima si chiamava Caffè Melocchi, da Vincenzo Melocchi, uno dei suoi fondatori. Soltanto nel 1936 prese l’attuale denominazione.

Da allora lo storico locale teatino è stato celebrato in ogni maniera, prestandosi persino come set del film Sciopèn, di Luciano Odorisio. Ma quel che forse non tutti sanno è che al “Vittoria” è stata dedicata anche una poesia, dalla vivace penna del giornalista Mario D’Alessandro e poi musicata dal maestro Peppino Pezzulo

Di seguito il testo originale in dialetto chietino e la traduzione.

Po’ finì’ lu Monne ‘ntère/coma vò na prufezzje/lu future è proprie nere/ma nu stème sempre qua. 

Ce ne stéme/a lu Vittorie/lu Cafè de la Cità. 

Se stà bbòne/tè na storie/e le péttele se fa.

Chj ’n ce crede o cche vé a Cchjiete/e nghe nnu’ se po’ assettà.

Può finire il mondo intero/come vuole una profezia/il futuro è proprio nero/ma noi siamo sempre qua. 

Ce ne stiamo/al Vittoria/il caffè della città.

Si sta bene/ha una storia/e si fanno pettegolezzi.

Chi non ci crede può venire a Chieti/e si può sedere con noi. 

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