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Silvestro Petrini

Silvestro Petrini

Silvestro Petrini, il teatino che cercava petrolio e libertà

La storia affascinante di chi fece, di una scommessa imprenditoriale, lo scopo di una vita. Tra successi, fallimenti e carcere

Fu Silvestro Petrini, che per il primo, sin dal 1844, faceva scoperta di alcune miniere di asfalto nelle contrade di Manoppello e San  Valentino, edificando uno stabilimento con relative macchine. Adoperava il materiale per lastricare le terrazze, e tentava fin d’allora, i primi saggi per l’estrazione e pel raffinamento del petrolio, che, in quei tempi, per questa nostra Italia, poteva dirsi un mito.

Sono le parole del nipote Nicola che in un libro del 1911, “Memore politiche di un vecchio patriotta” racconta la vita del nonno, imprenditore lungimirante, figura di spicco del risorgimento abruzzese. Visse per 100 anni (Bisenti 1 gennaio 1812- Chieti 25 gennaio 1912) e la sua vita è legata indissolubilmente alla Majella. Una fortuna altalenante, da quelle rocce non trasse la vera ricchezza, ma la storia, dal punto di vista imprenditoriale, dell’estrazione della roccia bituminosa, partì proprio da lui..

Il volume edito dalla Tipografia Moderna di Vincenzo Marcantonio a Manoppello, racconta la storia affascinante del patriota teatino. Ma un capitolo di 6 pagine è intitolato “Breve storia delle prime scoperte asfaltiche, fatte da Silvestro Petrini nei tenimenti di Manoppello e di S.Valentino”.

Si recuperano così date ed avvenimenti che il tempo ha rubato alla memoria.

“Nel 1844, il Petrini edifico’ in contrada Gesù Cristo di Vallebona, in quel di Manoppello, uno stabilimento per l’estrazione del petrolio e per la raffineria dell’asfalto, impegnandovi un capitale di 40.000 lire che in breve prese considerevole sviluppo. Ma gli spiriti dei suoi tempi non lo potevano lasciare insensibile; onde, quando la bufera del ’48 cominciò ad imperversare in queste contrade, egli si mise tra i capi della sollevazione, nella certezza alfine che il nostro popolo avrebbe spezzato le catene del servaggio. Ma le sue speranze andarono fallite; ed essendo sopraggiunta l’epoca del suo arresto, l’opificio rimase abbandonato, le macchine e gli utensili vennero distrutti e derubati dalle popolazioni circonvicine (tutto ciò risulta da un atto di Notorietà rilasciato dal Pretore di Manoppello in data 15 ottobre 1883); mentre la famiglia sua, da agiata che era, piombò d’un tratto nella miseria più nera”.

Quella bufera, quella tempesta della libertà, lo spinse nel 1848, prima a Napoli in difesa della costituzione concessa da Ferdinando II e poi ritirata ed in seguito a Roma per difendere la repubblica romana. Ma, poco dopo, fu condannato a 10 anni di carcere.

La testardaggine superò anche la prigionia, le tracce di Silvestro Petrini tornano visibili a Firenze, nell’esposizione nazionale del 1861, dove presenta campioni di petrolio raffinato e di bitume liquido, quell’abruzzese fa parlare di sè e sei anni più tardi, nel 1867 il Ministero di Agricoltura, Indusrtia e Commercio, lo invita a presentare i campioni delle sue scoperte all’Esposizione Internazionale di Parigi.

Ma una cosa è l’ingegno, altra sono i capitali e soltanto il 22 ottobre 1873 viene legalmente istituita in Inghilterra la Società “Anglo-Italiana degli Olii minerali e bitumi limited” con il capitale di centomila sterline, 250.000 lire italiane di allora. Sono i capitali inglesi a credere dunque alle intuizioni di Silvestro Petrini e a mettere su alcuni impianti sulla Majella diretti da Silvestro Petrini e dal figlio Ruggiero che dal 1868 lo segue nel suo cammino imprenditoriale.

Sarà proprio Ruggiero ad ideare una macchina per purificare il minerale grezzo di asfalto e renderlo idoneo alla distillazione e a progettare la prima linea ferroviaria per il trasporto dei materiali lungo il fiume Lavino.

Evidentemente la parola fortuna si avvicina spesso ai Petrini e quando sembra volersi trattenere un pò, prende subito altre strade. Torniamo alle parole del nipote Nicola “Quando la Società di Londra, con un sentimento di vera ingratitudine, pretese slealmente di approfittare della buona fede dei Petrini, questi modesti lavoratori, sdegnosi di vacua pubblicità, nemici di leoncinii, si rassegnavano al crudo destino, e vollero affidarsi esclusivamente alle forze del proprio ingegno e al meccanismo del loro merito effettivo. Oggi tutti quelli che dall’asfalto abruzzese tirano lavoro e guadagni non dovrebbero mai dimenticare le benemerenze dei Petrini”.

Nel 1911, anno  di pubblicazione delle memorie raccolta dal nipote, Silvestro è ancora in vita, ha 99 anni e te lo immagini con le poche forze rimaste ad impastare ricordi malinconici. Nelle prime pagine di questo splendido volume (una copia è conservata all’interno della Biblioteca Provinciale di Chieti) c’è una pagina scritta di suo pugno datata 20 settembre 1911...a 99 anni scriveva ancora.

E così meglio impedire all’immaginazione di portarci su strade forvianti, il nipote Nicola  così lo descrive “Egli è di statura giusta, piuttosto vantaggiosa; è robusto, sano, diritto nella persona e con largo petto. Cammina svelto, senza appoggio, in modo da essere ammirato dai giovani; parla con voce sonora e sempre schietta, e il suo gesto rivela la traquillità del suo animo e la bontà del suo cuore. La sua testa michelangiolesca, dagli occhi tutta vivacità e sorridenti; dal viso colorito e il naso aquilino; la fronte vasta e serena e il labbro roseo; la chioma e la barba bianca, regolare e piena e di media lunghezza, si guarda con piacere, perchè mostra l’uomo d’ingegno finissimo e di squisito sentire. Oggi, l’intelligenza e la memoria incominciano a indebolirsi, non al punto, però, di dimenticare le passate persecuzioni”.

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