Cronaca

Sequestrato un cellulare in carcere a Chieti, il Sappe: "È la terza volta in poco più di un mese"

La denuncia del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il telefono è stato rinvenuto in un incavo fatto appositamente

Un telefono cellulare trovato e sequestrato in carcere a Chieti dal personale di polizia penitenziaria. A renderlo noto è Giuseppe Ninu, segretario regionale per l’Abruzzo del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) ringraziando i colleghi dell’istituto. “Durante le operazioni di perquisizione ordinaria del Reparto detentivo comuni – riferisce -  personale della polizia penitenziaria della casa circondariale di Chieti, insospettito dalle viti delle cerniere lievemente svitate di un armadietto in uso ai detenuti, ha effettuato un accurato controllo togliendo completamente le piastre delle cerniere dell’anta e, sotto la stessa, hanno rinvenuto, in un incavo appositamente fatto, un microtelefono cellulare”.

Si tratta del terzo cellulare rinvenuto nell'ultimo mese e mezzo. “Sulla questione  relativa all'utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite – aggiunge Ninu - è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la polizia penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

Netta la denuncia di Donato Capece, segretario generale del Sappe, che dichiara: “Non sappiamo più in quale lingua del mondo dire che le carceri devono essere tutte schermate all’uso di telefoni cellulari e qualsiasi altro apparato tecnologico che possa produrre comunicazioni. Le donne e gli uomini del corpo sono quotidianamente impegnati nell’attività di contrasto all’introduzione di telefoni cellulari ed alla diffusione della droga nei penitenziari per adulti e minori. E nonostante la recente previsione di reato nel codice penale per l'ingresso e detenzione illecita di telefonini nelle carceri, con pene severe che vanno da 1 a 4 anni, il fenomeno non sembra ancora attenuarsi. Vanno adottate soluzioni drastiche, come la schermatura delle sezioni detentive e degli spazi nei quali sono presenti detenuti all’uso dei telefoni cellulari e degli smartphone”.  
 

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