Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Docente universitario accusato di truffa aggravata e falso: sequestro preventivo da oltre 130mila euro

Secondo le indagini, il professore sarebbe stato inadempiente verso gli obbligi didattici previsti dai piani di studio dell'ateneo

Immagine di repertorio

Sequestro preventivo da più di 130mila euro nei confronti di un professore dell'università d'Annunzio, indagato per truffa aggravata e falso. A eseguire il provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti sono i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza teatina e della locale sezione di polizia giudiziaria presso la procura. 

Secondo le indagini, il docente sarebbe stato inadempiente verso gli obbligi didattici previsti dai piani di studio dell'ateneo. Un'ipotesi di reato avvalorata dalle dichiarazioni degli studenti, dei collaboratori di cattedra, ascoltati dagli investigatori, e dall’analisi documentale acquisita nell'uiversità.

In particolare, sarebbe emerso che il docente, per gli anni accademici 2016/2017, 2017/2018 e per il primo semestre del 2018/2019, avrebbe omesso di svolgere le lezioni frontali previste, che sarebbero state affidate in via sistematica ai suoi collaboratori, cultori della materia e non.

Inoltre, le indagini hanno accertato che il professore, nel periodo fra dicembre 2018 e luglio 2019, avrebbe falsamente attestato sul registro delle attività didattiche di aver svolto una serie di attività con gli studenti, come esami, ricevimento, lezioni ed esercitazioni, che però in realtà non sarebbero mai state svolte. 

Gli investigatori lo hanno appurato con la comparazione delle annotazioni riportate sul registro e delle celle agganciate dall’utenza in uso al docente, da cui sarebbe emerso che questi risultava fuori sede, in comuni limitrofi o, in alcuni casi, fuori Abruzzo. 

Al professore, inoltre, vengono contestate presunte dichiarazioni mendaci nell'istanza presentata all'ateneo di Chieti per ottenere l’attribuzione degli scatti stipendiali. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbe così ottenuto l’esito positivo da parte della commissione per la verifica dei soggetti ammissibili all’attribuzione degli scatti stipendiali e, dunque, la conseguente liquidazione degli emolumenti, sia in termini di arretrati che di quota mensile.

L'autorità giudiziaria ha ottenuto l'applicazione della misura cautelare del sequestro equivalente al profitto che, secondo quanto contestato al docente, avrebbe illecitamente conseguito, pari a oltre 130.000 euro.       

L’intervento del corpo rimarca, ancora una volta, il ruolo della Guardia di Finanza quale polizia economico-finanziaria capace di garantire il controllo sull’efficace gestione delle risorse destinate agli obiettivi di politica sociale stabiliti dall’autorità di Governo.

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