Cronaca Atessa

Sequestrati deposito di rifiuti ad Atessa e cava a Civitaluparella

Riscontrate, in entrambi i casi, gravi irregolarità ambientali. Il Procuratore Menditto: "Questo è un territorio che merita di essere difeso con la massima attenzione"

Duplice operazione della Guardia Forestale di Chieti, che ha operato due distinti sequestri ad Atessa e a Civitaluparella. Ad Atessa, in contrada Saletti, su disposizione del procuratore della Repubblica di Lanciano, Francesco Menditto, è stato posto sotto sequestro un capannone all'apparenza abbandonato e nel quale in realtà erano stoccati 1.100 metri cubi di rifiuti speciali, soprattutto scarti di lavorazione industriali, come rilevato dalla polizia giudiziaria. Si indaga adesso per capire chi sia l'autore di questo scempio ambientale.

In tal senso, informazioni preziose potranno giungere, secondo quanto ritengono gli inquirenti, dal legale rappresentante della società proprietaria del capannone, che è stato denunciato. Menditto ha promesso che non ci si fermerà qui: "Sono previsti a breve altri sequestri. Questo è un territorio che merita la massima attenzione in difesa delle tante bellezze naturali di cui è ricco". Per la rimozione di questi rifiuti speciali occorreranno 300mila euro, ma Menditto farà "in modo che non sia lo Stato a pagare".

Sui monti di Civitaluparella, in località Ristrette, è stata invece sequestrata una cava per l’estrazione di materiale inerte da costruzione e che dà lavoro a circa 10 operai. L'operazione è stata condotta dal Corpo Forestale provinciale dello Stato diretto dal colonnello Livia Mattei. Il giudice per le udienze preliminari di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del procuratore Menditto ha disposto il blocco di tutte le attività perché la Das srl, società proprietaria della cava, operava dall'agosto 2009 senza le autorizzazioni previste, come verificato dal Cfs dopo due mesi di indagini, durante i quali è stata esaminata tutta la documentazione presente in Regione.

La cava, attiva dal 1968 in zona protetta a livello paesaggistico, operava dal 2003 senza aver adempiuto all'obbligo di ripristino ambientale del luoghi già cavati; una grave mancanza che è stata ovviamente contestata ai responsabili. Per il procuratore Menditto e il colonnello Mattei, "l'attività estrattiva è prevista e non si è contro, ma le norme vanno rispettate. Dispiace per i lavoratori, che resteranno fermi".

 

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