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Il giorno del dolore: due anni dopo, l'Abruzzo ricorda le 29 vittime dell'hotel Rigopiano

Il 18 gennaio 2017, la nostra regione fu tormentata da metri di neve e da tre forti scosse di terremoto. Quel giorno, una tragedia indimenticabile ne cambiò per sempre la storia

Cade oggi il secondo anniversario di una delle pagine più buie della storia d'Abruzzo. Un dramma, su cui la magistratura sta ancora cercando di fare piena chiarezza, che costò la vita a 29 persone, mentre 11, miracolosamente, riuscirono a mettersi in salvo da quell'inferno gelato di neve. Era il 18 gennaio 2017, il giorno che cambiò per sempre la storia di questa regione, quando una valanga spazzò via l'hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Una tragedia diventata la tragedia di tutto l'Abruzzo e dell'Italia intera, che quel gennaio di due anni fa, per almeno una settimana, si ritrovò unita a pregare, sperare, gioire e piangere, man mano che da lassù arrivavano le notizie dei salvataggi o del ritrovamento dei morti. 

Il giorno più nero d'Abruzzo iniziò con la regione bloccata dalla neve, tre forti scosse di terremoto che, durante la mattinata, spaventarono tantissimi. Compresi, come poi è stato ricostruito dopo dalle indagini, i clienti del resort di lusso, che tornarono nelle camere a fare i bagagli, incolonnarono le auto in attesa di poter scendere a valle, in attesa di una turbina che potesse liberare la strada. Quella turbina, però, non è mai arrivata. 

Nel pomeriggio, una valanga travolse l'hotel Rigopiano, spazzando via gli alberi e il sogno di un angolo di paradiso sul Gran Sasso. Ci volle molto, prima che due dei superstiti riuscirono a dare l'allarme: la linea telefonica, già solitamente poco affidabile, dopo quel soffio violento, rese impossibile contattare chiunque. Poi, il cuoco Giampiero Parete, in seguito diventato uno dei volti noti di questo dramma, riuscì a contattare il suo datore di lavoro, il ristoratore Quintino Marcella. Solo la sua testardaggine e il suo coraggio fecero partire, ormai a tarda sera, i soccorsi. Chiamò chiunque, provò a raccontare a tutti ciò che il suo cuoco era riuscito a riferirgli tramite una telefonata su Whatsapp. All'inizio, Marcella non venne creduto. Continuò a insistere, trafelato, spaventato, stanco. E, alla fine, trovò qualcuno capace di dargli ascolto

Poi, finalmente, dopo le 19 del 18 gennaio 2017, la macchina dei soccorsi iniziò a mettersi in moto. Ma il nemico più grande doveva ancora essere affrontato. Raggiungere l'hotel di lusso, a 1.200 metri di altezza, era impossibile, con un muro di neve alto diversi metri. A mezzanotte, arrivarono gli uomini del soccorso alpino e della guardia di finanza, che decisero di continuare con gli sci con le pelli di foca. Una fatica fisica e mentale immane. Ci vollero quattro ore per raggiungere quel che restava dell'hotel. Alle 6.30 arrivarono gli elicotteri per portare a valle i superstiti, Parete e il manutentore Fabio Salzetta, salvatosi miracolosamente perché era nel locale caldaia a prendere il pellet per riscaldare l'hotel. 

Allora, Rigopiano divenne il cuore del mondo. Come accade in questi casi, le televisioni e la stampa di tutto il mondo si riversarono in quella cima d'Abruzzo, nel centro di coordinamento dei soccorsi più a valle, in cerca di buone notizie. La prima vittima, però, fu estratta alle 9.30. Solo qualche ora dopo, a mezzogiorno, la colonna dei mezzi di soccorso riuscì ad arrivare a pochi metri dall'albergo. 

I soccorritori si diedero il cambio per una settimana. I primi giorni gli eroi di Rigopiano fecero qualche immenso miracolo. Furono individuate vive otto persone, metà di queste erano bambini. Vennero estratti la moglie di Parete, Adriana Vrancenau, i suoi bimbi Gianfilippo e Ludovica, Edoardo e Samuel. Al momento della valanga, si trovavano nella sala del biliardo, che rimase miracolosamente intatta mentre intorno c'era l'inferno. 

Ancora, vennero estratti Giampaolo Matrone, che perse la moglie Valentina, i fidanzati di Giulianova (Teramo) Giorgia Galassi e Vincenzo Forti, e Francesca Bronzi, che era andata a Rigopiano con il fidanzato Stefano Feniello. Il suo nome venne inserito per un fatale e terrificante errore nella lista delle persone con cui i soccorritori erano riusciti a parlare durante le operazioni di salvataggio. Il ragazzo, però, non ce l'aveva fatta. 

Terminate le operazioni di soccorso, iniziò una lunga indagine su cui ancora non si è riuscito a fare chiarezza. Tra telefonate sparite, voci, rimpalli di responsabilità, dispositivi di sicurezza mancanti e molto altro. Da allora, in questi due anni, i familiari delle vittime si sono radunati in un comitato che chiede giustizia certa. Oggi, dalle ore 10, prima a Rigopiano e poi a Penne, ci saranno celebrazioni religiose e non solo per ricordare le 29 vittime di una tragedia che, forse, poteva essere evitata. 

Oggi, l'Abruzzo ricorda

  • Valentina Cicioni di Mentana (Roma)
  • Marco Tanda di Gagliole (Macerata)
  • Jessica Tinari di Vasto
  • Tobia Foresta di Città Sant'Angelo (Pescara)
  • Bianca Iudicone di Città Sant'Angelo (Pescara)
  • Stefano Feniello di Silvi (Teramo)
  • Marina Serraiocco di Chieti
  • Domenico Di Michelangelo di Chieti
  • Piero Di Pietro di Loreto Aprutino (Pescara)
  • Rosa Barbara Nobilio di Loreto Aprutino (Pescara)
  • Sebastiano Di Carlo di Loreto Aprutino (Pescara)
  • Nadia Acconciamessa di Loreto Aprutino (Pescara)
  • Sara Angelozzi di Atri (Teramo)
  • Claudio Baldini di Atri (Teramo) 
  • Luciano Caporale di Castel Frentano
  • Silvana Angelucci di Castel Frentano
  • Marco Vagnarelli di Castignano (Ascoli Piceno)
  • Paola Tomassini di Castignano (Ascoli Piceno)
  • Linda Salzetta di Farindola 
  • Alessandro Giancaterino di Farindola
  • Cecilia Martella di Atri (Teramo) 
  • Emanuele Bonifazi di Pioraco (Macerata)
  • Luana Biferi di Bisenti (Teramo)
  • Marinella Colangeli di Farindola
  • Alessandro Riccetti di Terni
  • Ilaria Di Biase di Archi 
  • Roberto Del Rosso di Pescara
  • Gabriele D'Angelo di Penne (Pescara)
  • Faye Dame del Senegal, residente a Torino
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