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Coronavirus, il grido d'allarme delle scuole private che rischiano di scomparire: "Salviamo 50 mila lavoratori"

La Federazione italiana nidi e scuole infanzia lamenta che il decreto "Cura Italia" non prevede alcun aiuto per queste strutture

Il settore delle scuole private rischia di scomparire, cancellando d'un tratto qualche migliaio di posti di lavoro in tutto il Paese. È uno degli effetti del Coronavirus, messo in luce in una lettera inviata al presidente del consiglio Giuseppe Conte, alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, dalla Finesi (Federazione italiana nidi e scuole infanzia), di cui fanno parte 30 nidi abruzzesi e che è referente per il comitato EduChiAmo. 

Secondo i dati diffusi dalla Finesi, in Italia ci sono 12 mila tra asili nido, scuole dell'infanzia e servizi educativi privati, che costituiscono il 40% del settore. Microimprese in cui lavorano circa 50 mila persone fra educatrici, insegnanti, cuoche, ausiliarie. E che oggi, senza le rette mensili, rischiano di non sopravvivere. 

"Si tratta di piccole imprese non convenzionate con spese di gestione altissime - spiega la presidente di Finesi, Stefania Saponara - ma estromesse dal 'Cura Italia' che tutela solo contratti veicolati dalle pubbliche amministrazioni e assicura liquidità ai servizi pubblici e in convenzione".

Per poter salvare queste strutture, la Finesi ha stilato alcune proposte: ottenere un contributo mensile di almeno 200 euro per ogni bambino iscritto, fino ad agosto compreso; estendere il credito d'imposta a tutte le categorie catastali; protrarre la cassa integrazione fino al 31 agosto; prorogare la sospensione dei termini per versamenti fiscali e contributivi fino al 30 settembre, con pagamento successivo rateale senza carichi aggiuntivi.

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