Per Legambiente le scuole teatine sono le migliori d'Abruzzo, ma c'è ancora molto da migliorare

Il dato, incredibile ma vero, arriva dal 17esimo Rapporto Ecosistema scuola stilato da Legambiente, un’indagine annuale sulla qualità dell’edilizia scolastica e dei servizi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado: Chieti è 30esima in Italia

Chieti è una delle città migliori del centro-sud, la migliore in Abruzzo, per quanto riguarda la sicurezza scolastica. Il dato, incredibile ma vero, arriva dal 17esimo Rapporto Ecosistema scuola stilato da Legambiente. Si tratta di un’indagine annuale sulla qualità dell’edilizia scolastica e dei servizi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. 

Il campione delle quasi 6mila scuole dei capoluoghi di provincia italiani, tuttavia, traccia un quadro ancora poco confortante, come peraltro dimostra la condizione degli edifici scolastici teatini, tra uscite di sicurezze inesistenti, crepe sempre più profonde, intonaci non del tutto sicuri. Gran parte delle scuole, infatti, è stata costruita prima del 1974, anno in cui è entrata in vigore la normativa antisismica, e il 90 per cento prima del 1991, quando si è iniziato a legiferare in materie di efficienza energetica. 

Per quanto riguarda l’Abruzzo, comunque, le scuole teatine, pur vessate da innumerevoli problemi, risultano le migliori, o sarebbe più opportuno dire quelle mese meno peggio. Al 30esimo posto nella graduatoria nazionale con un punteggio del 62,6%, primo in Abruzzo, il capoluogo teatino, è seguito dall’Aquila, 38esima con il 58,3%, Pescara (65esima con il 43,3%) e Teramo (69esima con il 38,9%). Per garantire la sicurezza di allievi e docenti, però, c’è ancora moltissimo da fare. E lo dimostra la paura, non del tutto infondata, generata dagli ultimi forti terremoti, avvertiti distintamente anche in città. 

L’indagine di Legambiente, per quest’anno, ha tenuto conto non solo del patrimonio edilizio delle città capoluogo, ma anche degli interventi e dei finanziamenti messi in atto per la sicurezza. Dall’analisi emerge che il 40% delle scuole italiane si trova in aree a rischio sismico e il 3% in aree a rischio idrogeologico. 

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Sul fronte della sicurezza antisimica, anche se cresce la percentuale media degli edifici che hanno effettuato verifiche di vulnerabilità sismica, che passa da circa il 25% dello scorso anno al 31%, rimane troppo bassa la media nazionale di quelli costruiti secondo criteri antisismici, meno del 13%. Ancora forti le differenze tra Nord e Sud: i capoluoghi di provincia del sud dichiarano di avere 3 scuole su 4 in aree a rischio sismico e una necessità di interventi di manutenzioni urgenti che è del 58,4%, quasi venti punti percentuali in più della media nazionale. Il nord, invece, mantiene una discreta capacità di investimenti, ad esempio nella manutenzione straordinaria, con 62.807 euro ad edificio, cifre in media 5 volte maggiori delle altre aree del Paese.

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