Produzioni spostate in altre aziende, la Carraro di Poggiofiorito si ferma per otto ore

Domani gli operai, circa 100, già in servizio con contratti di solidarietà, incrociano le braccia per protestare contro l'azienda che non dà certezze per il futuro e non ha presentato il piano industriale

Otto ore di sciopero, indetto da Fiom Cgil e Fim Cisl, domani (venerdì 30 settembre) alla Carraro Drive Tech di Poggiofiorito, azienda di proprietà dell’omonima multinazionale con sede a Padova, che impiega in Abruzzo circa 100 persone. Qui si producono ingranaggi di piccole dimensioni, scatole differenziali, alberi, ingranaggi di grandi dimensioni, che vengono applicati in ferrovia, oleodinamica, eolico. Da qualche tempo, però, l’aria è tesa. L’azienda ha spostato all’estero alcune produzioni e, nonostante le sollecitazioni dei sindacati, non ha ancora presentato un piano industriale

Dal 1996, anno di nascita della multinazionale, la sua crescita è stata favorita anche grazie all’impegno di dipendenti di Poggiofiorito. Dal 2008, come ripercorrono in una nota i sindacalisti Andrea De Lutis (Fiom Cgil Chieti) e Primiano Biscotti (Fim Cisl Chieti), la crisi inizia a farsi sentire, pur senza lasciare grossi strascichi “grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori”.

“Oggi - aggiungono - registriamo tutt' altra realtà, viviamo un' altra crisi, diversa, più finanziaria che materiale, una crisi che per quanto riguarda questo stabilimento ha luci ed ombre, una crisi che a volte sembra essere stata generata o amplificata volutamente”. Lo scorso 14 settembre i rappresentanti delle due sigle sindacali hanno incontrato il responsabile risorse umane del gruppo, arrivato da Padova in rappresentanza dell’azienda. Era il terzo incontro dopo quelli del 6 maggio e del 14 giugno, durante il quale i sindacati avevano chiesto all’azienda lumi su 120 codici campionati e messi in produzione a Poggiofiorito nei mesi scorsi

“La realtà - spiegano De Lutis e Biscotti - è che noi sappiamo che in questo momento vengono prodotti presso altre aziende esterne al gruppo causando la necessità per Poggiofiorito di dover ricorrere al contratto di solidarietà con conseguente perdita di salario per le lavoratrici e i lavoratori, inefficienza per l' intero stabilimento e costo dell' ammortizzatore sulla collettività. L’azienda entro fine luglio avrebbe dovuto darci risposte, ma il 14 settembre, nonostante come controparte ragionevole abbiamo concesso alla Carraro più tempo, 45 giorni in più, anche in questo caso purtroppo il responsabile del personale è tornato nuovamente senza risposte, senza piano industriale e chiedendoci ulteriore tempo per ragionare sul rientro delle lavorazioni. Manifestando in questo modo in maniera abbastanza palese la totale latitanza dei dirigenti di Padova che decidono del futuro dello stabilimento di Poggiofiorito”.

Addirittura, nel corso del vertice sindacale sarebbe emerso che alla fine di quest’anno potrebbe essere messo in discussione l’accordo di solidarietà - usato finora per un quarto, nonostante secondo gli accordi abbia durata di due anni. Questo potrebbe ad una cassa integrazione straordinaria, che fa temere i sindacati per un esito preoccupante. 

“Perché produrre in altre aziende esterne al gruppo non avendo nemmeno la scusa della competitività con l' estero essendo esse per la maggior parte italiane e quindi di sicuro non meno costose?”, si chiedono i sindacati. E ancora: “Com'è possibile che una famiglia come quella Carraro, storicamente attenta alle sorti dei propri dipendenti oggi inizi a comportarsi in questo modo dimenticando quali siano le responsabilità anche sociali di un imprenditore? La Carraro è diventata orfana dei propri valori oppure si sarà affidata a professionisti con obbiettivi diversi rispetto a quelli del passato? Fare scelte e modificarle in corso d'opera a costi già avvenuti e aggravare la situazione già delicata del gruppo fa parte di una moderna gestione industriale?”.

I lavoratori sono sul piede di guerra e annunciano di volersi impegnare in tutte le iniziative necessarie per salvare l’azienda. A cominciare dallo sciopero di domani, cui seguirà l’interessamento delle istituzioni verso l’ennesima vertenza della provincia di Chieti.

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